C’è un appuntamento che anno dopo anno, invita a ripensare il nostro rapporto con la natura e di conseguenza con noi stessi. È diventato un “rito” discreto ma solido, di quelli che si segnano in agenda con largo anticipo e che, una volta vissuti, restano un riferimento non solo per gli appassionati di giardinaggio o botanica, ma per chiunque senta la necessità di osservare il mondo naturale con uno sguardo più consapevole. Dal 24 al 26 aprile, FloraCult 2026 torna a presentarsi come un laboratorio aperto in cui ambiente, scienza, arte e partecipazione civica si incontrano. Tre giorni intensi, costruiti come un percorso di incontri e riflessioni che mettono al centro una domanda sempre più urgente: quale rapporto vogliamo avere con la natura? FloraCult è uno spazio vivo, in cui piante rare, esperienze, ricerca e divulgazione diventano occasioni di dialogo. Tantissimi gli espositori, uniche le loro proposte. Fiori profumatissimi, piante ornamentali e da gustare. Ma anche oggetti straordinari come le opere in ferro di Daniele Valabrega, l’ elisir di lunga vita derivato dall’olio del Carthamus, le ceramiche, tessuti e design di Simplement maison, dove la trasformazione della materia crea qualcosa di unico, quello di Ùtol, di Metallum… ed ancora bricolage, corsi che invitano a ritrovarsi come quello sulla calligrafia del Circolo calligrafico romano, il medals fish lab, uno spazio dedicato agli amici animali ed al “cinemino” dove in questa edizione si proiettano i corti green-porno di Isabella Rossellini… un luogo insomma che invita a rallentare, a osservare, ma anche a interrogarsi su ciò che spesso diamo per scontato: il paesaggio che abitiamo, il tempo che attraversiamo, il futuro che stiamo costruendo. Tutto questo prende forma nel verde del Parco di Veio, alla Tenuta I Casali del Pino, a pochi chilometri dal centro di Roma. Un luogo in cui la campagna conserva ancora un respiro ampio e naturale, lo stesso che nei secoli ha ispirato artisti come Claude Lorrain e Nicolas Poussin, interpreti di un’idea di paesaggio in cui natura e presenza umana cercano equilibrio. Alla base una visione condivisa e profondamente radicata in un luogo e in una storia: da un lato Antonella Fornai, che ha immaginato un evento capace di restituire centralità culturale al mondo vegetale; dall’altro Ilaria Venturini Fendi, che ha trasformato i suoi Casali del Pino in un progetto agricolo e culturale insieme. Il suo percorso personale — dalla moda a una scelta di vita legata alla terra — attraversa l’identità stessa della manifestazione, dove il biologico non è solo produzione, ma una forma di pensiero e di relazione con il mondo. La bellezza di Ilaria Venturini Fendi è quella di una donna che ha saputo trasformare la propria visione in un progetto di vita, unendo eleganza e radicamento nella terra: ed è proprio in questa coerenza profonda che si riflette lo spirito di FloraCult. Una bellezza che non è solo estetica, ma fatta di scelte concrete e continuità tra pensiero e azione, un’idea di natura vissuta, rispettata e condivisa, dove la cura diventa anch’essa forma di bellezza. FloraCult è anche questo: un invito a recuperare e riscoprire una dimensione più diretta, un artigianato sostenibile, incontri con studiosi e divulgatori… Non si viene soltanto per vedere, ma per portare via uno sguardo diverso. Qui trovano spazio anche le famiglie. Per bambini e ragazzi, FloraCult diventa un’esperienza sorprendente: laboratori interessanti, attività che trasformano la natura in qualcosa di concreto, vicino, comprensibile. Un modo per crescere con una sensibilità nuova, più attenta e più curiosa, capace di riconoscere il valore di ciò che spesso resta invisibile. Il programma degli eventi è sempre molto interessante. Il 24 aprile, giornata inaugurale il percorso ha avuto come temi centrali del presente la sostenibilità urbana, l’ identità umana e la relazione con l’ambiente. “Verde Roma, Condivide et Albera” ha riunito l’ Assessore Alessandro Onorato, l’Assessora Sabrina Alfonsi e Lorenzo Ciocedell’associazione Daje de Alberi, moderati dal giornalista di Repubblica Luca Fraioli, sul tema della riforestazione urbana e della cura condivisa del verde. “Umani si diventa” invece ha messo a confronto Vittorio Gallese e Ugo Morelli, in una riflessione sull’essere umano tra corpo, cervello e relazioni. “Arte Sella, l’arte della natura” con Giacomo Bianchi ha raccontato un’esperienza in cui arte e paesaggio dialogano da oltre quarant’anni. Una giornata dedicata alla scoperta e alla divulgazione scientifica e’ stata quella di sabato 25. Alle 10.30, “Insetti in compagnia” con Gianumberto Accinelli e Silvia Bencivelli ha accompagna il pubblico in un viaggio tra strategie evolutive e curiosità del mondo degli insetti. A seguire, “Agrumi Rinascimentali” con Alberto Tintori, Claudia Ruspoli e la partecipazione di Elisabetta Margheriti, tra storia dei giardini e cultura del paesaggio. Alle 16.00, “Piante – Noi e Loro” con Paola Bonfante e Caterina Visco ha esplorato il legame profondo tra esseri umani e mondo vegetale. Nella giornata conclusiva di domenica 26 si aprirà lo sguardo sulle grandi sfide globali. Alle 10.30, Luca Mercalli dialogherà con Silvia Bencivelli in “La crisi climatica ed ecologica”, affrontando i rischi dell’Antropocene e le possibili risposte. Alle 17.00, “CMC Jam Session x Floracult” chiuderà la manifestazione con un incontro tra musica e meditazione, ispirato a Sadhguru e guidato da Tormento e Shorty. Un luogo dunque, una idea, una possibilità: FloraCult non è soltanto un evento, ma un modo diverso di guardare il rapporto tra uomo e natura. Un invito a riconoscere che questo legame non è qualcosa di dato, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno. E forse è proprio questo ciò che rimane: non solo le parole ascoltate o gli oggetti visti, ma una diversa attenzione. Uno sguardo più lento, più consapevole, più umano, più rispettoso verso la natura, per tornare a sentirci parte di ciò che ci circonda.
Assolutamente consigliato














