Capita sempre più spesso sentir parlare in vari contesti compresi quelli scolastici, di ragazzi che vivono un disagio profondo, fatto di silenzi, chiusure emotive e reazioni che vengono fraintese come semplice ribellione. In realtà, dietro questi comportamenti si nasconde spesso una richiesta di aiuto non ascoltata. Talvolta, soprattutto chi subisce bullismo, si trova doppiamente in difficoltà: da una parte la sofferenza per ciò che vive tra i compagni, dall’altra una risposta poco empatica da parte degli adulti, che rischiano di adottare un approccio rigido, focalizzato sul “saper reagire” piuttosto che sul comprendere a fondo il contesto.
È necessario pertanto, promuovere sempre interventi assertivi, ascoltare ciò che i ragazzi esprimono anche quando non lo dicono a parole. Educare all’ascolto, alla lettura dell’emotività e alla gestione delle difficoltà relazionali è una sfida che coinvolge tutti – famiglia, scuola, compagni.. – e che può fare davvero la differenza nel prevenire il disagio e favorire il benessere dei ragazzi.

Un allarme silenzioso ma costante che arriva dagli stessi giovani e che impone una riflessione profonda: cosa sta accadendo davvero nel mondo interiore dei ragazzi?

In un’epoca segnata da cambiamenti rapidi, instabilità e pressioni sociali crescenti, l’adolescenza si presenta come una fase di transizione sempre più fragile. Per approfondire questo delicato passaggio evolutivo, il cui focus è ascoltare maggiormente i ragazzi e sapere leggere la loro emotività, la giornalista scientifica MariaLuisa Roscino ne ha parlato in una interessante intervista con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association, per aiutare a leggere in chiave psicodinamica la rabbia e la chiusura come linguaggi dell’anima.

Dott.ssa Lucattini, cosa accade in particolare nella fase dell’adolescenza? Quali cambiamenti psicologici importanti possono esserci?
L’adolescenza è una fase di transizione tra l’infanzia e l’età adulta, caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, intellettivi, emotivi e sociali. Tradizionalmente, l’adolescenza è stata associata ai “teen years” (13–19 anni), secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’adolescenza comprende la fascia d’età tra i 10 e i 19 anni, oggi però si riconosce che l’inizio coincide con l’avvio della pubertà, che può iniziare già intorno ai 10 anni. La fine è meno definita e può estendersi fino ai 24 anni, considerando lo sviluppo neurobiologico, il prolungamento dell’istruzione e il ritardo nell’assunzione dei ruoli adulti, e l’integrazione nei ruoli sociali adulti. Questo periodo prolungato è definito come emergingadulthood (età emergente). Insieme ai cambiamenti fisici legati alla pubertà con i cambiamenti ormonali, sviluppo dei caratteri sessuali secondari e la crescita staturale, si ha una progressiva maturazione cerebrale e soprattutto importanti cambiamenti psicologici. Gli adolescenti affrontano una crescita che porta al lutto dell’infanzia, la ridefinizione della propria identità e dei ruoli, sia in famiglia che nel gruppo dei coetanei, cercando di definire chi sono e quale sia il proprio posto nel mondo.
La psicoanalisi può offrire contributi significativi alla comprensione dell’adolescenza?
Anna Freud ha descritto l’adolescenza come una fase di “necessaria disarmonia”, caratterizzata da conflitti interni ed esterni che, sebbene turbolenti, sono considerati tentativi benefici di raggiungere un nuovo equilibrio psichico. Un recente studio pubblicato su Lancet psychiatry (2025) mostra che durante questa fase, gli adolescenti affrontano sfide significative nel ridefinire la propria identità, stabilire relazioni sociali più complesse e assumere ruoli adulti. L’adolescente si trova “tra due mondi”, quello infantile e quello adulto. Evidenzia, inoltre, un aumento dei disturbi mentali comuni (ansia, attacchi di panico, fobie) durante l’adolescenza. D’altro canto, nonostante le sfide, la speranza è un fattore protettivo significativo intesa non come ottimismo ingenuo, ma come orientamento attivo verso la crescita.

Che cos’è la ribellione adolescenziale? Esiste, a Suo avviso, correlazione tra ribellione e costruzione dell’identità?
Un aspetto della ribellione adolescenziale è il suo legame con la “Teoria della Gestione del Terrore” sviluppata da Jeff Greenberg, Sheldon Solomon e Tom Pyszczynski negli anni Ottanta e che suggerisce che con la presa di coscienza della finitezza dell’esistenza umana, della propria morte e di quella dei genitori come fatto concreto, gli adolescenti sono spinti a cercare sicurezza e significato in entità culturali o ideologie che percepiscono come durature, portandoli a distanziarsi dalle convinzioni familiari assorbite durante l’infanziae ad esplorare nuove identità culturali o sociali.
La ribellione adolescenziale è una fase cruciale nel percorso verso l’autonomia e l’identità personale, rappresentando un momento di crescita e di trasformazione.
Può spiegare cos’è la differenziazione in adolescenza?
Secondo la prospettiva psicoanalitica, la differenziazione in adolescenza è un processo attraverso il quale l’individuo sviluppa un senso di sé distinto e autonomo, separandosi dalle figure genitoriali e dalle identificazioni sviluppate durante l’infanzia. Questo processo è legato alla capacità di percepirsi come soggetto unico e di rappresentare la propria esperienza interna.
Secondo René Roussillon, la soggettivazione implica la creazione di uno spazio psichico personale che consente all’individuo di differenziarsi dall’ambiente esterno e di simbolizzare le proprie esperienze. Questo processo è influenzato sia dalle determinanti interne del soggetto, sia dalle norme e dai valori della società di appartenenza.
Quale ruolo possono avere i genitori di fronte alla ribellione adolescenziale?
Gli adulti significativi e autorevoli possono fungere da “Io ausiliario”, offrendo supporto temporaneo alla funzione dell’Io dell’adolescente, ancora in via di maturazione. Questo concetto implica che genitori aiutino i figli a contenere e mentalizzare emozioni intense, come rabbia e ansia, fornendo un “contenitore psichico” che consenta l’elaborazione di stati emotivi turbolenti o malinconici; recenti studi evidenziano l’importanza di un approccio empatico e strutturato da parte degli adulti per accompagnare efficacemente gli adolescenti in questo percorso.

Qual è il ruolo della Scuola, secondo Lei, nell’accompagnare in questa fase?
E’ opportuno non esacerbare questi momenti con atteggiamenti rigidi o giudicanti, poiché possono innescare reazioni impulsive e nel lungo termine un’oppositività fuori dalle righe con perdita di controllo. Comprendere le cause, valutare ad esempio, se vi sia bullismo in classe o se lo studente “ribelle” sia oggetto di schernimento da parte dei compagni. Anche in questi casi, occorre avere comprensione del disagio che la rabbia rappresenta, mostrare una propensione a cercare soluzioni a difficoltà, incomprensione o reazione anche aggressiva che si verificano sul momento. Allo stesso tempo è opportuno mantenere assertività, coerenza equilibrio e senso di giustizia da parte degli adulti, poiché sono elementi regolatori delle emozioni fondamentali. Gli adulti devono analizzare e risolvere con empatia il problema, favorendo l’equilibrio psicologico degli adolescenti.
Come è possibile creare un ponte di comprensione per gestire gli attacchi di rabbia e di chiusura?
Gli attacchi di rabbia e gli atteggiamenti di chiusura negli adolescenti rappresentano manifestazioni comuni durante il processo di crescita e individuazione. Per i genitori, affrontare queste espressioni emotive richiede comprensione, empatia e strategie adeguate, supportate sia dalla letteratura psicoanalitica che da recenti studi scientifici.
Secondo la teoria psicoanalitica, la rabbia adolescenziale può essere interpretata come un’espressione di conflitti interni non elaborati. Questi comportamenti possono essere visti come tentativi di comunicare bisogni emotivi profondi anche inconsci, non espressi o non esprimibili a parole. Secondo una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology (2025), i comportamenti problematici in adolescenza rappresentano un significativo problema di salute pubblica, in quanto segnalano potenziali futuri comportamenti distruttivi, violenza, abuso di droghe e attività criminali tra i giovani. E’ fondamentale analizzare i fattori che influenzano questi comportamenti e i loro meccanismi interattivi per consentire interventi tempestivi e strategie di prevenzione efficaci.

I genitori come possono ricevere supporto e ascolto?
Riconoscere la rabbia come espressione di disagio piuttosto che come semplice opposizione può aiutare i genitori a rispondere in modo più vibrante, fermo ma comprensivo, efficace. I genitori possono richiedere un supporto psicoanalitico e psicoterapeutico. La psicoanalisi, infatti, offre un quadro interpretativo profondo per comprendere le manifestazioni emotive degli adolescenti. I genitori possono trarre beneficio da percorsi di sostegno che li aiutino a riconoscere e gestire le proprie reazioni emotive, favorendo una comunicazione più efficace con i figli. Possono partecipare a gruppi di supporto, incontri durante i quali condividere esperienze e strategie con altri genitori.
Quali consigli si sente di dare loro?
Avere sempre un ascolto attento, comprensivo ed emotivamente ricettivo. Accogliere le emozioni dei figli senza dare giudizi negativi, banalizzando o svalutando quello che stanno provando e mostrando comprensione e disponibilità al dialogo. Lavorare sulla propria regolazione emotiva per comprendere ed impegnarsi a trovare delle valide soluzioni sulla gestione della rabbia. Stabilire limiti chiari. Definire regole in modo coerente, spiegando le motivazioni alla base delle decisioni, in un continuo dialogo sapendo che la “contrattazione” è ineludibile. Promuovere l’autonomia dei figli senza forzarli. Incoraggiarli e sostenerli nel prendere le decisioni migliori per loro, conciliando desideri e realtà. Aiutandoli a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Ricorrere senza imbarazzo ad un supporto professionale. Se necessario, rivolgersi ad uno specialista per affrontare dinamiche familiari complesse o persistenti difficoltà nella gestione della rabbia, propria e dei figli.