Roma ha con il pianoforte un rapporto antico. Qui nacque Muzio Clementi, considerato il “padre del pianoforte”; qui la città è stata raccontata attraverso la musica di Liszt, Respighi, Sgambati, Morricone e di tanti altri compositori che ne hanno trasformato monumenti, fontane, piazze e paesaggi in suoni. Ora quel rapporto si rinnova in una forma completamente diversa: non sarà più soltanto la musica a raccontare Roma, ma sarà Roma stessa a diventare il luogo della musica.
Dal 3 al 4 ottobre arriva nella capitale la prima edizione romana di Piano City, il festival internazionale nato a Berlino nel 2010 da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern e sviluppatosi negli anni in città come Madrid, Atene, Lisbona, New York, Tokyo e Milano, dove ha debuttato in Italia nel 2011. Un progetto che a Roma assume una dimensione particolarmente ampia: oltre cento pianoforti, più di 200 concerti gratuiti, 130 artisti coinvolti e oltre 90 luoghi, con una programmazione distribuita in tutti i Municipi, dal centro storico alle periferie, fino a Ostia. La manifestazione è stata presentata nella prestigiosa Sala Giulio Cesare in Campidoglio e nasce con un’idea precisa: portare il pianoforte fuori dalle sale da concerto e farlo incontrare con la vita quotidiana della città. Per 48 ore la musica sarà nelle piazze, nei parchi, nei palazzi storici, nei musei, sui ponti, sui barconi del Tevere, nelle stazioni della metropolitana, nei centri commerciali, nelle abitazioni private… Non soltanto luoghi scelti per la loro bellezza o per la loro importanza culturale, ma anche spazi nei quali normalmente la musica non arriva. È il caso dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, dei dormitori pubblici della stazione Termini, degli spazi della Caritas… Luoghi molto diversi tra loro che entrano in una stessa geografia musicale e che raccontano la volontà di portare la cultura fuori dai circuiti abituali. “Siamo riusciti a trovare in ogni Municipio i posti più adatti e più affascinanti per accogliere la musica e renderla accessibile a tutti”, ha spiegato Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. La vera novità, però, non è soltanto dove si suonerà, ma nel modo in cui la città potrà vivere questa esperienza. Piano City non propone un unico centro della manifestazione: costruisce una rete. Il pubblico potrà spostarsi da un quartiere all’altro, scegliere un concerto, incontrare un pianoforte in un luogo inatteso oppure lasciarsi guidare dalla curiosità. Il festival crea così una sorta di mappa sonora di Roma, nella quale accanto ai luoghi simbolo della capitale compaiono spazi della vita quotidiana. A presiedere Piano City Roma è Gianni Letta che, durante la presentazione, ha sottolineato il valore della musica come strumento di formazione e di vita comunitaria. Richiamando Le vie della musica, il documento programmatico redatto in occasione del centenario della nascita di Piero Farulli, Letta ha ricordato la proposta di introdurre l’educazione musicale fin dalla scuola dell’infanzia. “Con la musica si impara a vivere in comunità, stando uniti in modo armonioso e senza conflitti”, ha affermato, indicando in Piano City una grande occasione per celebrare la musica come linguaggio universale e come strumento di connessione tra le persone. Concetto che trova una delle sue espressioni più immediate negli house concert, tra le formule più caratteristiche del festival. Chi possiede un pianoforte può metterlo infatti a disposizione di musicisti e accordatori e aprire la propria abitazione ad amici, parenti, vicini e condomini per ospitare un piccolo concerto da camera. Il pianoforte torna così nel luogo al quale è stato storicamente legato: la casa. Ma, nello stesso tempo, la casa cambia funzione e diventa per qualche ora uno spazio pubblico, un palcoscenico. “Ascoltare il suono di un pianoforte è meraviglioso”, ha spiegato Oscar Pizzo, direttore artistico di Piano City Roma, presentando gli house concert come una delle particolarità della prima edizione. “Questa formula porta con sé anche un’idea semplice di comunità: aprire una porta, invitare qualcuno, condividere un concerto. Il confine tra artista e spettatore si accorcia e il rapporto con la musica diventa più diretto, quasi familiare”. La varietà sarà anche musicale: il pianoforte attraverserà la classica e il jazz, il pop e il blues, il rock e la musica contemporanea, il folk e l’elettronica, mettendo in dialogo repertori, generazioni e sensibilità differenti. “Che cosa mi ha fatto innamorare del progetto? Lo spazio urbano che si trasforma in una sala da concerto, la diffusione di ogni tipo di sonorità”, ha raccontato Giovanni Stabilini, direttore del festival. Ed è proprio nello spazio urbano che Piano City trova la sua dimensione più interessante. Una piazza può diventare una platea, un ponte può ospitare un concerto, un appartamento può trasformarsi in una piccola sala da camera, una stazione della metropolitana può diventare per qualche minuto un luogo d’ascolto. Il pianoforte non viene semplicemente collocato in un posto diverso: modifica il modo in cui quel posto viene percepito. Per Roma, città nella quale la cultura è spesso identificata con i suoi grandi monumenti e con le sue istituzioni, significa allargare lo sguardo. Accanto al Pantheon e alle piazze del centro entrano nel racconto i quartieri, i parchi, le periferie, le stazioni, gli spazi sociali e le abitazioni. Non una città divisa tra un centro destinato alla cultura e una periferia che ne resta ai margini, ma una città nella quale possono nascere contemporaneamente molti luoghi di ascolto. In questo senso Piano City non è soltanto l’arrivo a Roma di un festival internazionale. È un esperimento sul rapporto tra musica e spazio urbano, tra cultura e comunità. Realizzato dall’Associazione Piano City Roma, Cattleya Events e Roma Capitale, con il sostegno e il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, propone una programmazione che comprende oltre 200 appuntamenti gratuiti distribuiti in più di 90 luoghi. E forse il modo migliore per vivere Piano City sarà proprio questo: non limitarsi a scegliere dove andare ad ascoltare un concerto, ma lasciarsi sorprendere da dove la musica può arrivare. E così, la celebre frase attribuita a Claude Debussy, “La musica è lo spazio tra le note”, troverà a Roma una nuova dimensione: non solo negli accordi che risuoneranno, ma anche nei luoghi, nelle strade e nelle persone che li accoglieranno.




