Ci sono dischi che si ascoltano, e altri in cui perdersi e ritrovarsi, che si attraversano, capaci di trasformare l’ascolto in un’esperienza immersiva, dove ogni suono diventa spazio, tempo e materia da vivere. E’ uscita in questi giorni una nuova pubblicazione discografica di straordinario rilievo che si impone con forza nel panorama della musica contemporanea. È “Miroirs d’esquisses”, un viaggio sonoro che invita l’ascoltatore a entrare in una dimensione in continuo mutamento, dove il suono si fa materia viva, rifrazione, gesto, respiro. Si tratta del nuovo album dedicato alle opere per flauto composte dal Maestro Paolo Cavallone, tra il 2010 ed il 2024, realizzato per il flautista Roberto Fabbriciani, due protagonisti della scena musicale internazionale,pubblicato da Da Vinci Classics. Disponibile in formato fisico e su tutte le piattaforme digitali, rappresenta molto più di una semplice uscita discografica: è un vero evento culturale. Al centro del progetto c’è un dialogo artistico raro, costruito negli anni e alimentato da una profonda affinità di visione. Le opere raccolte nel disco – composte tra il 2010 e il 2024 – tracciano un percorso coerente e affascinante: dai brani per flauto solo come “Miroirs d’esquisses” e “Polimorfie”, fino alle composizioni più ampie come il concerto per flauto ed ensemble “Hóros” e il doppio concerto per flauto, violoncello e orchestra “Metamorfosi d’amore”. Un arco creativo che restituisce oltre un decennio di ricerca musicale, mantenendo una forte unità espressiva. “Penso che questa apertura rappresenti il suo marchio di novità e abbia influenzato il modo di scrivere musica nell’ultimo decennio”, afferma Fabbriciani. “Cavallone ha composto per me cinque brani che testimoniano la purezza della sua arte”. Ad arricchire il progetto interviene anche il musicologo Renzo Cresti, che definisce quella di Cavallone “una musica significante, capace di comunicare sapienza e pienezza di vita”, fondata su una continua metamorfosi del materiale sonoro e su una tensione costante verso l’esplorazione del possibile. Lo stesso Cavallone descrive queste composizioni come “un atto di continuo divenire”, nate da un confronto profondo con il tempo presente e da una compenetrazione artistica con Fabbriciani che ha trasformato il suo stesso linguaggio interiore e musicale. Paolo Cavallone, originario di Sulmona, è considerato uno dei più importanti compositori contemporanei. La sua ricerca ruota attorno al concetto di “possibilità” come principio creativo, diventato un vero riferimento estetico. Ha collaborato con istituzioni e interpreti di rilievo internazionale, tra cui Siemens Foundation, Orchestre National de Bretagne ed Ensemble Orchestral Contemporain. Nel 2024 ha pubblicato la raccolta poetica “Suoni ulteriori” ed è docente di Composizione al Conservatorio di Venezia. Roberto Fabbriciani, nato ad Arezzo, è una figura centrale nella storia del flauto contemporaneo. La sua ricerca ha rivoluzionato le possibilità tecniche dello strumento. Ha collaborato con compositori come Luigi Nono, Luciano Berio e Pierre Boulez, esibendosi nei più importanti teatri del mondo accanto a direttori come Claudio Abbado e Riccardo Muti. Il disco si avvale della partecipazione di numerosi interpreti di rilievo internazionale: Nicholas Isherwood e Donato Angelosante (voci recitanti), Magnus Andersson, Angelo Ottaviani e Antonio D’Augello (chitarre), Silvia D’Augello (pianoforte), Antonio Merici (violoncello), insieme allo Stroma Ensemble e alla Mitteleuropa Orchestra, diretti rispettivamente da Hamish McKeich e Marco Guidarini. Un mosaico di voci e strumenti che contribuisce alla ricchezza e alla complessità del progetto. Ascoltare “Miroirs d’esquisses” significa accettare una sfida: abbandonare l’idea di una musica statica per entrare in un universo sonoro in continua trasformazione. Qui ogni suono nasce, si riflette e si trasforma, aprendo nuovi spazi percettivi. È proprio in questa tensione tra forma e metamorfosi che si coglie il senso più profondo del progetto. Cavallone costruisce architetture sonore complesse ma vitali; Fabbriciani le attraversa con una sensibilità capace di restituirne ogni respiro. In un tempo spesso dominato dalla velocità, questo disco ci ricorda qualcosa di essenziale: la musica, quando è autentica, non è solo intrattenimento. È pensiero, è esperienza, è trasformazione e emozioni. È’ musica viva. Ed è proprio in questa sua capacità di rinnovarsi continuamente che continua, ancora oggi, a sorprenderci. Assolutamente consigliato.
