Buongiorno o buona sera, eccoci alla terza fermata del nostro viaggio nella storia del teatro, dove incontriamo Euripide.
- CHI E’ EURIPIDE
Poeta tragico nato ad Atene tra il 485 ed il 484 a.C. e morto in Macedonia nel 406, ebbe buona educazione e fu amico di Socrate.
È ricordato per la concezione pessimistica della vita e la sua misoginia (si è sposato due volte e “dicono” poco felicemente). La sua fortuna, in vita scarsa, cominciò dopo la morte; da lui presero soggetti pittori, scultori e incisori; i poeti lo imitarono, specialmente i tragici latini; gli oratori e i filosofi trassero da lui sentenze, mentre gli scrittori cristiani lo citarono e lo lodarono.
Formatosi nella spregiudicatezza e libertà spirituale della società ateniese successiva alle guerre persiane, in Euripide è palese l’esigenza di riesaminare tutto con una critica morale, politica, filosofica, letteraria e sociale che spesso giunge alla polemica o all’ironia.
Dei 92 drammi che ha prodotto, a noi sono giunte 17 tragedie: Alcesti; Medea; Eraclidi; Ippolito; Andromaca; Ecuba; Le Supplici; Eracle; Ione; Le Troiane; Ifigenia in Tauride; Elettra; Elena; Le Fenicie; Oreste; Ifigenia in Aulide; Le Baccanti; e 1 dramma satiresco, il Ciclope.
- FACCIAMONE UN PICCOLO RIASSUNTO
Vorrei raccontare l’unico dramma satirico greco ad essere arrivato fino a noi per intero: Ciclope.
Racconta della storia di Ulisse che approda in Sicilia con i suoi compagni in cerca di cibo. Incontra i satiri (impersonati dal coro), che sono gli schiavi del famoso Ciclope, con a capo Sileno. I satiri sono ben felici di scambiare del cibo con l’ottimo vino che aveva con se Ulisse (va ricordato erano costretti a lavorare sodo, senza vino né danze né amori). Ma il cibo che Sileno gli offre è del Ciclope. Quando torna il ciclope danno la colpa a Ulisse, dicendogli che è stato lui ad averlo rubato e per vendicarsi il ciclope fa prigionieri Ulisse e i suoi compagni (e ne mangia anche due!) Da qui il piano di fuga che finisce con un palo nell’occhio del gigante e la famosa burla di come Ulisse abbia detto al ciclope di chiamarsi Nessuno, quindi quando il ciclope accecato, esce dolorante dalla grotta, i satiri per prendersi gioco di lui gli chiedono chi sia stato e lui risponde “nessuno mi ha accecato”, con grande derisione dei satiri. L’azione si svolge in uno scenario bucolico, il Coro parla e agisce con spontaneità, sono burloni e sfrenati. I Satiri personificano l’aspirazione all’ eterna anarchia di una vita vissuta secondo natura. Sgambettano divertiti dalla beffa ai danni al loro padrone. Comico è anche il fatto che accettano di aiutare Ulisse a sconfiggere il Ciclope ma nel momento dell’azione sono presi da una comica paura.
- PER COSA VA RICORDATO EURIPIDE
Il più grande cambiamento rispetto al passato è, come mostrano già i titoli delle sue opere, mettere al centro delle sue tragedie una figura femminile. Dell’animo femminile Euripide ha saputo cogliere e valorizzare gli aspetti più diversi, creando una galleria di figure indimenticabili.
È degna di nota, inoltre, l’umanizzazione di Euripide degli eroi del mito tradizionale, infatti mostra sempre interesse per il carattere dei personaggi.
È sua anche la ricerca di episodi mitici non comuni o il rinnovamento dei vecchi miti attraverso l’introduzione d’intrecci romanzeschi, quasi avventurosi, dove il “prologo” è spesso un monologo che serve a chiarire i precedenti del mito. Nelle sue tragedie a contare non sono più i valori del passato come la nobiltà di sangue, il coraggio in battaglia e il successo ma lo diventano l’onestà, l’elevatezza dei sentimenti e le virtù civiche.
Euripide intensifica anche l’utilizzo del deus ex machina, che è un artificio scenico (macchine teatrali) attraverso il quale una situazione particolarmente ingarbugliata viene risolta dall’intervento esterno di una divinità.
E’ forte un atteggiamento di critica nei confronti della religione tradizionale e del mito: ci mostra che gli eroi che subiscono ingiustizia o soffrono immeritatamente non si rassegnano al loro destino, ma si chiedono se gli dei esistano davvero e perché permettano il male.
Fu innovatore nel campo della musica, di cui fece largo uso anche al di fuori delle parti corali, introducendole come monologhi lirici inframmezzati alla recitazione.
Riconosciuto come abilissimo drammaturgo, costruisce trame complesse, ricche di colpi di scena, equivoci e intrighi. Infatti il suo influsso sul teatro posteriore è stato enorme.
Non per ultimo è ricordato per l’avvicinamento al “parlato” con il conseguente abbassamento del registro tonale, portando i discorsi sempre più vicino alla quotidianità, portando inoltre in scena parole di uso comune.
- E per finire, vi lascio con due frasi celebri di Euripide:
“La lingua è più potente della spada.”
“Tra i mortali è più saggio pensar due volte.”
Grazie per avermi ascoltato e come scrisse Manzoni: è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.
Ci vediamo alla prossima fermata!