C’è un momento, pochi secondi prima che il sipario si apra, che conosce bene chi fa teatro. Le luci sono ancora basse, in sala cala il silenzio, qualcuno trattiene il respiro. Per un istante il tempo sembra fermarsi. Poi arriva la prima battuta e tutto prende vita. Non esistono filtri, non esiste il tasto “ripeti”, non esiste una seconda possibilità. Esiste soltanto il presente. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale scrive testi, crea immagini e persino interpreta la nostra voce, può sembrare paradossale che un’arte antichissima continui a esercitare un fascino così forte. Eppure il teatro non è mai stato così contemporaneo. La sua forza non sta nel competere con la tecnologia, ma nell’offrire ciò che nessuna tecnologia può riprodurre: l’incontro tra persone. Un attore che guarda negli occhi il pubblico. Un silenzio condiviso. Un’emozione che nasce nello stesso istante per chi la vive sul palco e per chi la accoglie dalla platea. Il teatro insegna qualcosa che oggi rischiamo di dimenticare: nessuno costruisce una storia da solo. Uno spettacolo nasce dal lavoro di un gruppo, dalla fiducia reciproca, dall’attenzione verso chi ci sta accanto. È una piccola lezione di comunità che continua ad avere un valore enorme anche fuori dal palcoscenico. Recitare significa abitare vite diverse dalla propria: comprendere un personaggio, persino quando è lontano dal nostro modo di pensare è un vero esercizio di empatia. E in un tempo in cui le opinioni dividono con facilità e il confronto si riduce spesso a poche righe sui social, imparare a mettersi nei panni degli altri è forse uno degli atti culturali più importanti che possiamo compiere. La psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, membro della Società Psicoanalitica Italiana, in un’intervista rilasciata alla giornalista scientifica Marialuisa Roscino, spiega l’importanza della teatroterapia come percorso terapeutico di crescita che utilizza il linguaggio teatrale per favorire il benessere psicofisico: “Il palco, anche quello immaginario di una stanza, è uno spazio protetto dove sperimentare se stessi senza il peso del giudizio reale. Attraverso il linguaggio teatrale diventa possibile mettere in scena ciò che spesso non è ancora pensabile o dicibile: fantasie, desideri, conflitti inconsci trovano una forma rappresentabile e condivisibile. Attraverso il lavoro teatrale si ha la possibilità di esplorare molteplici configurazioni del Sé senza doverle fissare rigidamente. Il teatro restituisce anche una dimensione corporea e relazionale diretta: lo sguardo, la voce, il ritmo condiviso… Il lavoro di gruppo favorisce empatia, ascolto e cooperazione, competenze fondamentali già dalla prima infanzia, migliorando anche la qualità delle relazioni. Sperimentare ruoli diversi permette di sentirsi capaci, creativi e più sicuri anche nella vita quotidiana, accrescendo l’autostima”. Il teatro non è rimasto uguale nei secoli. È cambiato insieme alla società, ha accolto nuovi linguaggi, nuove sensibilità e forme espressive. Ma rimane sempre un luogo unico dove si raccontano emozioni e profonde verità umane. Assistere a uno spettacolo teatrale è qualcosa di irripetibile. Ne è una testimonianza Prima della prima, andato in scena al CineTeatro 33 di Roma, che ha saputo coinvolgere il pubblico grazie a una regia capace di valorizzare ogni interprete ed a un ritmo narrativo efficace. Lo spettacolo porta la firma in regia di Giuseppe Abramo, attore, autore e regista con una solida formazione teatrale e un percorso artistico sviluppato tra palcoscenico, cinema e televisione. Formatosi presso l’Accademia Corrado Pani e la scuola Ribalte di Enzo Garinei, ha perfezionato la propria esperienza lavorando con importanti protagonisti della scena italiana come Gigi Proietti, Daniele Salvo, Claudio Insegno, Pippo Franco, prendendo parte a numerose produzioni teatrali nazionali e internazionali. La lunga esperienza maturata come interprete si riflette nella sua cifra registica, caratterizzata da una particolare attenzione ai dettagli. In Prima della prima di Matteo Mantaperto, questa sensibilità emerge con chiarezza, dando vita a uno spettacolo coinvolgente e capace di instaurare un dialogo diretto con il pubblico. Un particolare apprezzamento va agli attori Zita Stasi, Raffaella Ariganello, Sergio Maniscalco, Francesca Boccio, Flavia Mannise, Anna Maria Del Marro, Antonella Olivieri, Cecilia Di Gaetano, Fabrizio Tirroni, Manuel di Vetta, Antonello Grechi, Fabrizio Grechi, Martina Maniscalco e la voce fuoricampo di Fabrizio Corrado, di grande talento e con una notevole presenza scenica. Le loro interpretazioni hanno valorizzato con autenticità ed energia la rappresentazione, confermando il valore del percorso formativo intrapreso e le capacità artistiche e personali. E proprio uno dei grandi paradossi del teatro e’ quello che attraverso la finzione dell’interpretazione riesce invece a raccontare emozioni autentiche e profonde verità umane. E se, come diceva Gigi Proietti, «Il teatro è il luogo dove si può dire la verità, fingendo», allora Prima della prima rappresenta pienamente questo incontro tra finzione e autenticità: un viaggio fatto di emozioni, tecnica e passione, nel quale il lavoro della regia, degli interpreti e degli attori trova la sua più compiuta espressione sul palcoscenico. Forse è proprio questa la sua straordinaria attualità. Mentre il mondo corre verso esperienze sempre più virtuali, il teatro continua a ricordarci che alcune cose acquistano significato soltanto quando vengono condivise nello stesso luogo e nello stesso momento. Chi entra in teatro pensando di imparare a recitare, spesso ne esce con qualcosa di molto più prezioso: una maggiore consapevolezza di sé, il rispetto per il lavoro degli altri e la scoperta che le emozioni, quando sono autentiche, non hanno bisogno di effetti speciali. In fondo è questa la ragione per cui il teatro continua a esistere dopo oltre duemila anni. Non perché appartenga al passato, ma perché riesce, ogni volta, a riportarci nel presente. Resta comunque la consapevolezza che il teatro continua a essere un patrimonio culturale vivo, capace di raccontare e di emozionare il pubblico. Perché ogni spettacolo non è solo una rappresentazione, ma un incontro tra artisti e spettatori, tra storie e sensibilità diverse, tra cultura e vita. È attraverso il lavoro delle compagnie, dei registi, degli attori e delle nuove generazioni di interpreti che il palcoscenico continua a rinnovarsi, custodendo la tradizione e aprendosi a nuove forme di espressione. In questo equilibrio tra esperienza e futuro si trova la forza del teatro: un’arte sempre attuale, capace di lasciare un segno e di ricordarci il valore dell’ascolto, della creatività e della condivisione.


