Quante case attraversiamo nel corso della nostra vita? E quanti ricordi, esperienze e frammenti di noi rimangono tra le pareti che abbiamo abitato? Ci sono luoghi che continuiamo a portare nel cuore anche quando abbiamo lasciato le chiavi, stanze che ci restituiscono il profumo di un tempo lontano e oggetti che, a distanza di anni, diventano piccoli scrigni di memoria. È da queste suggestioni che prende forma “Guai a te se lo racconti. Case, divieti, silenzi e segreti”, il libro di Rita Cerri, presentato nella Sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita, a Roma, in Piazza Venezia. Un titolo che incuriosisce, strappa quasi un sorriso e invita a chiedersi quante storie, grandi o piccole, ciascuno di noi abbia custodito nel corso degli anni, magari dopo aver promesso di non rivelarle mai. Venti case, venti traslochi, fisici e dell’anima, costituiscono il filo conduttore del volume, pubblicato da Scatole Parlanti nella collana Voci. Il racconto attraversa oltre ottant’anni di memoria personale e storia collettiva, dal 1944 ai giorni nostri, intrecciando luoghi, incontri, perdite e nuove partenze. Non si tratta soltanto di ripercorrere una successione di indirizzi, ma di raccontare come cambiano le persone insieme agli ambienti in cui vivono, come ogni casa accompagni una stagione dell’esistenza e come il tempo trasformi il significato delle esperienze. Una dimora può essere il simbolo dell’infanzia, il rifugio di un periodo felice, il teatro di una svolta o il luogo nel quale si è svolta quella quotidianità che, soltanto a distanza di anni, si scopre essere stata preziosa. Cambiare casa significa fare i conti con ciò che si lascia e con ciò che si decide di portare con sé. Nei traslochi si ritrovano fotografie dimenticate, oggetti conservati senza una ragione apparente, lettere e piccoli ricordi capaci di riportarci indietro nel tempo. Ma non tutto può essere sistemato in uno scatolone. Ed è proprio questa relazione tra luoghi e memoria a rendere il libro vicino alla sensibilità di tanti lettori, perché ciascuno possiede una propria “geografia affettiva”, fatta di indirizzi, stanze e paesaggi che continuano a rappresentare qualcosa anche quando la vita ci porta altrove. A rendere intrigante il titolo Guai a te se lo racconti è il richiamo a quelle frasi che attraversano le relazioni familiari e le amicizie, pronunciate talvolta con severità o complicità, altre volte con una buona dose di ironia. Chi non ha mai ricevuto una confidenza accompagnata dalla raccomandazione di mantenerla segreta? I divieti, i silenzi e i segreti evocati dal volume appartengono alla trama della vita quotidiana, alle convenzioni, ai rapporti tra le persone e a quel delicato equilibrio tra ciò che scegliamo di raccontare e ciò che preferiamo custodire. La memoria, del resto, non è un archivio immobile. Cambia prospettiva, seleziona dettagli, restituisce sfumature inattese e permette di rileggere il passato con occhi diversi: un episodio dimenticato può riacquistare significato; una casa lasciata molti anni prima può tornare a vivere attraverso una semplice immagine. Il libro si inserisce in un percorso creativo e professionale che ha portato Rita Cerri a esplorare diversi ambiti, dalla comunicazione alla radio, dall’editoria al mondo della cultura. Insieme ad Amalia D’Asaro, ha scritto e condotto centinaia di trasmissioni per Radio Rai1 e Rai Radio2, maturando una lunga esperienza nell’arte del racconto radiofonico. La loro collaborazione è proseguita anche in ambito editoriale. Per Rai Eri le due autrici hanno pubblicato Anta che ti passa. Ridere per rimanere a galla e Singoli. Sebben che siamo single, titoli che suggeriscono già dal gioco di parole uno sguardo ironico sulle relazioni e sulle diverse stagioni della vita. Hanno inoltre firmato Ma Raffaello dov’è?, un libro di favole ambientato in alcuni luoghi storici di Roma, nel quale la narrazione si intreccia con la scoperta del patrimonio artistico della città. Tra le pubblicazioni di Rita Cerri figurano anche Intorno a un fiasco, del 2018, e La panchina immaginaria. Anziani e contenti?, del 2023. Titoli che testimoniano un interesse per i comportamenti, le relazioni e le piccole contraddizioni dell’esistenza, osservati attraverso una scrittura attenta alle sfumature del quotidiano. L’ironia, in questo percorso, non è una semplice nota di colore, ma un modo per avvicinarsi alla realtà con curiosità, cogliendone gli aspetti inattesi senza appesantirne il racconto. Alla scrittura si affianca poi una significativa esperienza professionale nel mondo della comunicazione e della cultura dove ha ricoperto ruoli fondamentali per l’ Associazione Civita e Fabrica. Un percorso che ha intrecciato esperienze differenti e che restituisce il profilo di un’autrice abituata a osservare la realtà da prospettive diverse, mantenendo vivo l’interesse per le persone, le storie e i cambiamenti della società. Anche la veste grafica del nuovo volume offre uno spunto di curiosità. Sulla copertina, il volto dell’attrice Viola Misiti, ritratto dal fotografo Davide Agostini, si intreccia con il titolo, dando forma al primo incontro visivo con il libro. Un’immagine che cattura lo sguardo e suscita interesse, invitando il lettore a immergersi nell’universo del racconto ancora prima di sfogliarne le pagine. L’incontro all’Associazione Civita ha riunito intorno all’autrice linguaggi e sensibilità differenti, in un dialogo tra letteratura, arte, giornalismo e musica. Ad aprire la presentazione del volume è stato Nicola Maccanico, Vicepresidente dell’Associazione Civita, che ha rivolto il saluto introduttivo, dando avvio a un appuntamento dedicato alla cultura e al confronto. A dialogare con l’autrice sono stati Marina Marinelli, storica dell’arte e scrittrice, e il giornalista Rai, volto storico del TG3, Fabio Cortese, che hanno contribuito ad approfondire i temi del libro e ad esplorarne le diverse sfumature. Le letture di Arianna Gaudio e Viola Misiti hanno dato voce alle parole dell’autrice, mentre l’intervento musicale di Raffaella Misiti cantante e vocal coach, voce storica degli Acustimantico, e del chitarrista e compositore Stefano Scatozza ha arricchito la serata con un ulteriore linguaggio espressivo. La scelta di presentare il volume nella Sala Gianfranco Imperatori ha offerto una cornice significativa a un appuntamento dedicato alla scrittura e alla memoria. La cultura vive attraverso queste occasioni: momenti nei quali un libro esce dalle pagine e diventa occasione di dialogo, confronto e scoperta. Intorno a una storia personale possono nascere ricordi condivisi, domande inattese e riflessioni che riguardano tutti. Questo volume si presenta come un “viaggio letterario” che parte dalle case per arrivare alle persone, attraversando il tempo con uno sguardo attento alle esperienze e alle trasformazioni della vita. Venti dimore – la casa dei silenzi, la smemorata, signorile, dei giorni lenti, della camera in affitto, della camera al centro, ritorno a casa, quella sul mondo, la casa della solitudine, a termine, del matrimonio, della consapevolezza, la casa che aspetta, della continuità , dell’amicizia, del tavolo grande, dell’amore, quella a rate, della porta accanto, the animal house – diventano altrettante tappe di un percorso nel quale la memoria personale incontra quella collettiva, mostrando come anche gli episodi più ordinari possano acquistare valore quando vengono raccontati. E allora, se dovessimo ricostruire la nostra vita attraverso le case che abbiamo abitato, da quale cominceremmo? Da quella dell’infanzia, dove tutto sembrava possibile, oppure da una delle dimore nelle quali abbiamo capito di essere cambiati? Forse non esiste una risposta uguale per tutti. Ogni casa custodisce una stagione diversa, ogni trasloco porta con sé una scelta e ogni ricordo aggiunge una pagina al libro personale della nostra esistenza. Perché, alla fine, gli indirizzi possono cambiare, le chiavi passare di mano e le stanze trasformarsi, ma le storie continuano ad accompagnarci. E alcune, come in questo libro, quando si trovano le parole giuste, diventano letteratura. E forse è proprio qui che si nasconde il significato più profondo del viaggio raccontato da Rita Cerri: “Ogni casa si apre a ricordi, incontri, perdite, rinascite e al segreto più difficile da custodire, che è quello della propria vita”. Perché cambiare casa non significa soltanto lasciare un luogo per raggiungerne un altro, ma attraversare il tempo, salutare ciò che siamo stati e accogliere ciò che stiamo diventando. Con questo libro, la scrittrice ci invita a guardare alle case non soltanto come luoghi del passato, ma come capitoli di una storia in continuo divenire. Ognuna custodisce un frammento di vita, un ricordo, un’emozione; e tra tutte ce n’è una speciale, la ventunesima, quella dei ringraziamenti, che chiude il percorso con un significato intimo e personale. Perché le case non sono semplici spazi da abitare, ma luoghi dell’anima, capaci di restare con noi anche quando la vita ci conduce altrove.






