Parlare di sicurezza significa interrogarsi sul modello di società che vogliamo costruire, sul modo in cui viviamo le città, sul rapporto tra cittadini e istituzioni, sulla qualità degli spazi pubblici e sulla capacità delle comunità di generare fiducia, partecipazione e senso di appartenenza. Significa anche riconoscere che la sicurezza è prima di tutto una questione culturale: nasce dalla diffusione della cultura della legalità, del rispetto reciproco, della responsabilità condivisa e della cura dei beni comuni. E sicuramente solo una comunità che investe in questi valori può costruire una sicurezza autentica, fondata non soltanto sul controllo, ma sulla coesione sociale e sulla partecipazione dei cittadini. È da questa prospettiva che nasce “Contro la paura – Manifesto per una sicurezza democratica”, il libro scritto da Carlo Bonini e Franco Gabrielli, presentato lunedì 6 luglio nella suggestiva Sala dell’Esedra di Marco Aurelio ai Musei Capitolini, in Campidoglio, luogo simbolo della storia e della cultura. Un contesto di particolare valore per ospitare una riflessione dedicata al futuro delle città e al significato della sicurezza nelle società contemporanee. L’incontro, fortemente voluto dalla Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, ha visto riuniti, insieme al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, gli autori del volume e rappresentanti delle istituzioni, offrendo un confronto su un tema che richiede analisi, visione e politiche di lungo periodo. La sicurezza è uno dei temi più presenti nel dibattito pubblico contemporaneo, ma anche uno dei più esposti a semplificazioni e contrapposizioni. Nel libro, edito da Feltrinelli, Bonini e Gabrielli propongono una riflessione sul significato della sicurezza in una società democratica. Negli ultimi anni, osservano, essa è diventata uno dei principali terreni dello scontro politico, spesso raccontata attraverso la paura e la ricerca di un nemico. Gli autori invitano invece a recuperare una visione diversa, fondata su una sicurezza intesa come responsabilità pubblica, capace di proteggere i cittadini senza entrare in conflitto con libertà, diritti e principi democratici. “La vera sfida non è scegliere tra sicurezza e libertà, ma costruire una sicurezza che non le metta mai in alternativa” è uno dei messaggi centrali del volume. Gli autori affrontano alcuni dei temi più delicati dell’attualità – dalle migrazioni alla gestione delle città, dall’ordine pubblico al carcere, dall’uso della forza alla cybersicurezza – analizzando le difficoltà e le contraddizioni delle politiche securitarie contemporanee. La loro “critica” riguarda quei modelli che puntano soprattutto sull’aumento delle norme e dei controlli, senza intervenire sulle cause profonde dell’insicurezza sociale. Il libro propone una cultura della sicurezza fondata sulla prevenzione, sulla trasparenza delle istituzioni e sulla capacità di creare coesione nelle comunità. “La sicurezza non si costruisce alimentando la paura. Si costruisce con responsabilità, presenza e comunità – ha sottolineato Svetlana Celli – Per Roma significa scegliere una strada chiara: investire in politiche integrate, quartieri più vivibili, servizi, illuminazione, contrasto alla povertà e una collaborazione sempre più efficace tra tutte le istituzioni”. Nel corso dell’incontro è stata inoltre annunciata l’istituzione della Commissione Speciale sulla Sicurezza Urbana in Assemblea Capitolina, uno strumento pensato per approfondire i bisogni dei territori e costruire risposte concrete, in sinergia con il nuovo Piano Sicurezza di Roma Capitale. “ … perché la sicurezza non è uno slogan. È un diritto di tutti”, ha concluso Celli. La presentazione ai Musei Capitolini è stata anche l’occasione per approfondire le sfide che attraversano oggi le grandi città: dalla gestione degli spazi pubblici alle trasformazioni sociali, dalle migrazioni alla cybersicurezza, fino al tema delle periferie e della qualità della vita nei quartieri. Nel suo intervento, il sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato come il tema della sicurezza non possa essere affrontato esclusivamente attraverso strumenti repressivi, ma richieda politiche integrate e un modello di “sicurezza relazionale”, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, cittadini e operatori del territorio. Pur ricordando che Roma resta una delle città più sicure nel panorama internazionale, il sindaco ha osservato che chi amministra non può limitarsi a dire che le statistiche raccontano altro: se le persone hanno paura, quella paura va ascoltata e affrontata, evitando però di trasformarla in una risposta politica permanente. Una visione che trova applicazione anche nelle politiche messe in campo da Roma Capitale, a partire dal nuovo Piano Sicurezza per la Notte, che punta a governare i fenomeni legati alla vita serale attraverso interventi coordinati: maggiore illuminazione, potenziamento del trasporto pubblico nelle ore notturne, presidi diffusi sul territorio e collaborazione tra Comune e Questura. Si è voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di migliorare l’organizzazione complessiva del sistema sicurezza, sottolineando l’importanza di un maggiore coordinamento tra le diverse forze coinvolte. Tra le proposte avanzate, quella di una centrale operativa unica tra Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Locale nelle grandi città, per rendere più efficace la risposta delle istituzioni. Si è inoltre evidenziato come la sicurezza debba essere costruita partendo dalle esigenze concrete dei territori, ricordando che “ il tema non è liberare gli spazi, ma occuparli” attraverso servizi, iniziative e una presenza capace di rafforzare il senso di comunità. Durante la presentazione, la riflessione proposta da “Contro la paura” ha posto una domanda destinata ad accompagnare il dibattito pubblico: quale idea di città vogliamo costruire? Una città sicura non è soltanto quella in cui aumentano i controlli, ma quella in cui crescono le opportunità, la partecipazione e la capacità delle persone di sentirsi parte di una comunità. Dalla Sala dell’Esedra di Marco Aurelio, luogo in cui la memoria della città dialoga con il presente, è emersa così una riflessione sulla sicurezza come responsabilità collettiva, fondata su prevenzione, legalità, diritti e cura dei luoghi e delle persone. Il valore di “Contro la paura” sta proprio nella capacità di trasformare un tema complesso in una riflessione più ampia sulla società contemporanea, invitando a guardare alla sicurezza non soltanto come risposta ai problemi, ma come costruzione quotidiana di fiducia, responsabilità e legami.




