Ci sono storie che raccontano il cinema attraverso i film e altre che lo raccontano attraverso il percorso di chi lo ha vissuto, sperimentato e trasformato. È il caso di Mirko Alivernini, regista e attore, protagonista del docufilm “Io Sono Cinema”, presentato in anteprima assoluta sabato 5 settembre 2026 nella prestigiosa Sala Fellini di Cinecittà, a Roma. Un appuntamento dedicato non soltanto alla carriera di un artista, ma anche a un percorso umano e professionale costruito attraverso passione, sperimentazione e capacità di anticipare alcune delle trasformazioni che hanno interessato il mondo dell’audiovisivo. Alla regia del docufilm Andrea Donato, che ha scelto di ripercorrere la vita e l’esperienza di Alivernini attraverso immagini, testimonianze e momenti significativi della sua attività. La storia di Alivernini parte dalla periferia romana e da una formazione caratterizzata da esperienze diverse: il basket, il pianoforte, la danza e, successivamente, il mondo dello spettacolo e della televisione. Il suo percorso lo porta a realizzare programmi dedicati alla Roma by night, trasmessi dalle televisioni private, fino ad arrivare a un’intervista esclusiva a Madonna, una delle esperienze più significative della sua attività nel mondo dello spettacolo. Da qui prende forma un percorso sempre più legato al cinema e alla produzione audiovisiva, con diversi progetti che hanno segnato la sua carriera: “Balboa”, “Una Vita da Pingitore”, “Zoe – Il Segreto degli Onori”, “Tomas Milian – Rocky Giraldi, delitto a Porta Portese” e “Tiro Libero – Basketball World Cup”, docufilm dedicato al mondo della pallacanestro in carrozzina e alla Nazionale di Basket, girato a Dubai e trasmesso su RaiPlay. Uno degli elementi più caratteristici del percorso di Alivernini è il rapporto con la tecnologia. Il regista ha sviluppato una tecnica di lavoro basata sull’utilizzo dello smartphone come strumento professionale per le riprese, il montaggio e la post-produzione, arrivando a realizzare i suoi film attraverso un dispositivo che appartiene alla quotidianità di milioni di persone. Una scelta che nel suo percorso artistico non rappresenta soltanto una soluzione tecnica, ma una vera e propria filosofia di lavoro: dimostrare come uno strumento accessibile possa diventare un mezzo creativo nelle mani di chi possiede visione, tecnica e capacità narrativa. È proprio questo rapporto tra cinema e tecnologia uno dei temi centrali di “Io Sono Cinema”, un titolo che diventa quasi una dichiarazione d’identità e che racchiude la filosofia artistica del protagonista. La sua esperienza racconta anche l’evoluzione del rapporto tra autore e strumenti di produzione. La tecnologia ha reso oggi più accessibili molte fasi della realizzazione audiovisiva, ma sono la preparazione, la sensibilità e la capacità narrativa a trasformare un mezzo in un linguaggio. La serata nella Sala Fellini di Cinecittà ha assunto così un significato particolarmente simbolico. Numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’arte hanno partecipato all’evento per rendere omaggio ad Alivernini e al suo percorso. Il docufilm è stato introdotto con una poesia di Pierfrancesco Pingitore, declamata in omaggio al suo amico e allievo Mirko e dedicata ai personaggi del film e alle persone presenti in sala. Tra gli ospiti figuravano Sebastiano Somma, Marcello Cirillo, Angelo Martini, Emiliano Bacchi, Massimo Vanni, Roberta Aguzzi, Adriana Russo, Milena Miconi, Barbara Galimberti, Elisabetta Viaggi, Giorgia Sbianchi, presentatrice della serata, Marialuisa Lo Monte, Enzo Procacci Leone, Emiliano Bacchi, Vincenzo Della Corte, Lucrezia Fucigna, Davide Mancori, Andrea Moriconi, Pamela Tomassini, Luigi Converso, Diego Triolo, Tony Morgan, Andrea Misuraca, Manuela Villa e Massimiliano Buzzanca. A loro si sono aggiunti Graziella Pera, Rita Visconti, Pietro Romano, Pierangelo Pozzato, Alex Purger, indicato come l’amico di sempre, Emilio Capoano e Alessandro Scarnecchia, insieme a numerosi altri amici e protagonisti del mondo dello spettacolo che hanno voluto condividere una giornata significativa per il regista. Emozionante è stato il momento dedicato a Pierfrancesco Pingitore, ricordato durante un’intervista al giornalista Angelo Martini attraverso il racconto di un suo memorabile compleanno, al quale partecipò come invitato speciale anche il grande Pippo Baudo. Il ricordo ha suscitato una forte reazione del pubblico presente, culminata in una standing ovation. Al centro di quel momento una parola semplice ma profondamente significativa: “artista”. Perché, come è stato ricordato durante la serata, quando si diventa davvero artisti, il pubblico non dimentica. “Io Sono Cinema” diventa così il racconto di una vita vissuta attraverso immagini, incontri, passioni e intuizioni. Dal basket alla musica, dalle prime esperienze televisive alle interviste ai grandi personaggi, fino al cinema realizzato attraverso lo smartphone, il percorso di Alivernini racconta una storia nella quale la tecnologia diventa uno strumento al servizio della creatività. La sua esperienza mostra come i limiti possano trasformarsi in opportunità e come un mezzo quotidiano possa assumere una funzione professionale quando viene accompagnato da preparazione, ricerca e visione. È questo uno degli aspetti più significativi del suo percorso: aver portato la sperimentazione tecnologica all’interno di un linguaggio, quello cinematografico, tradizionalmente associato ad attrezzature e produzioni complesse. Il valore dell’esperienza di Alivernini sta quindi non soltanto nell’utilizzo di uno smartphone per realizzare un film, ma nella capacità di trasformare uno strumento in una possibilità espressiva. La tecnologia diventa così un mezzo, mentre la visione resta il vero elemento distintivo dell’autore. Cinecittà rappresenta da sempre uno dei luoghi più importanti della storia del cinema italiano e ospitare il racconto di un regista che ha fatto della sperimentazione una parte importante del proprio percorso assume un valore particolare. Da una parte c’è la tradizione del grande cinema costruito negli studi; dall’altra un audiovisivo sempre più accessibile, mobile e digitale. Due mondi apparentemente lontani che, nella storia di Alivernini, trovano un punto d’incontro: il desiderio di raccontare attraverso le immagini. Ed è proprio questo il messaggio più forte: il cinema non è soltanto una macchina produttiva o un insieme di strumenti, ma la capacità di avere qualcosa da raccontare, trovare il proprio linguaggio e trasformare una passione in una storia capace di arrivare agli altri. In una Sala Fellini gremita, tra amici, colleghi, artisti e protagonisti dello spettacolo, è stata raccontata non soltanto la carriera di un regista, ma la storia di un uomo che ha costruito il proprio percorso attraverso esperienze diverse, incontri, tecnica e sperimentazione. Una storia di cinema, tecnologia, amicizia, determinazione e innovazione, che trova proprio a Cinecittà una delle sue immagini più significative: quella di un autore che ha scelto di trasformare uno strumento alla portata di tutti in un mezzo per raccontare il proprio modo di vedere il mondo. Perché gli strumenti possono cambiare, le tecnologie possono evolversi e il cinema può assumere forme sempre nuove. Ma ciò che rimane, alla fine, è lo sguardo di chi ha qualcosa da raccontare. Ed è proprio in quello sguardo che Alivernini ha costruito il suo percorso: trasformando una passione in un mestiere, la tecnologia in un’opportunità e un’idea in immagini capaci di lasciare un segno. Perché il cinema, prima ancora di essere uno strumento, è una scelta d’amore e di passione.






