C’è un festival che ha scelto di non stare nei teatri. O meglio: ci sta, ma solo quando il teatro è il Teatro Olimpico di Vicenza o il Teatro Romano di Verona. Per tutto il resto, il Festival della Bellezza preferisce i giardini delle ville venete, i templi greci di Selinunte, i cortili dei castelli sforzeschi. Arrivato alla tredicesima edizione, si svolge tra maggio e ottobre con un tema annuale che orienta la scelta degli ospiti e degli incontri. Il 2026 è dedicato al Simbolico: filosofi, scrittori, attori e musicisti portano i loro interventi in luoghi che attraversano tutta la penisola, dal Veneto alla Sicilia, passando per Milano e Roma.
I luoghi e gli ospiti
Non è solo una questione di scenografia. Ogni location viene scelta per quello che è, non come sfondo neutro: una villa palladiana, un anfiteatro greco, un giardino storico portano con sé una storia che entra in dialogo con chi parla. Tra gli ospiti di questa edizione ci sono nomi come Umberto Galimberti, Massimo Recalcati, Stefano Massini, Stefania Andreoli, Arianna Porcelli Safonov, Melania Mazzucco, ognuno in un luogo diverso, ognuno con un intervento costruito attorno al tema del Simbolico.
Sibaldi a Villa Barbaro di Maser
Il 12 giugno scorso, nella villa progettata nel cinquecento da Palladio e affrescata da Veronese a Maser (TV), Igor Sibaldi ha parlato di simboli, miti e tabù. Filologo di formazione, Sibaldi lavora da anni sui testi antichi e su quello che i grandi libri sacri, la Bibbia in primo luogo, raccontano se letti fuori dalle interpretazioni consolidate. La serata è partita da una distinzione apparentemente semplice: la differenza tra sentimento e sensazione. Due parole che usiamo spesso come sinonimi, ma che aprono mondi diversi. Da lì, il discorso si è allargato verso domande più grandi, quelle che la religione tradizionalmente si pone ma che la filologia affronta con strumenti diversi. Il tutto in un giardino cinquecentesco, mentre faceva buio.
Perché vale la pena seguirlo
Il Festival della Bellezza non richiede una preparazione specifica. Non è pensato per chi già conosce la filosofia di Galimberti o ha letto tutti i romanzi di Stefania Auci. È pensato per chi ha voglia di stare in un posto bello e ascoltare qualcuno che ha qualcosa da dire e scopre, quasi per caso, che quella combinazione funziona. Perché il luogo non è neutro: cambia il modo in cui si ascolta. Sentire parlare di simboli e miti in una villa di Palladio non è la stessa cosa che sentirlo in un auditorium. Il contesto entra nel discorso, lo amplifica, a volte lo mette alla prova. È questa la scommessa del festival: che la bellezza del posto non distragga, ma aiuti a stare più presenti. E di solito ci riesce.