Il 9 agosto 1918, alle 5.15 del mattino, undici aerei si alzano da un campo di volo nella campagna padovana. La destinazione è Vienna, a oltre seicento chilometri, in pieno territorio nemico. A bordo di uno dei biplani c’è un uomo che insegue questo momento da tre anni: Gabriele D’Annunzio, poeta, soldato, e passeggero più famoso d’Italia. Gli aerei non portano bombe. Portano quattrocentomila volantini. È un’azione militare che somiglia più a un gesto teatrale, ed è esattamente quello che D’Annunzio aveva in mente.
Il castello e la guerra
Il campo di volo da cui parte quella missione si trova a Due Carrare, vicino a Padova, all’interno di una proprietà che fino a poco prima era semplicemente una villa veneta di campagna: il Castello di San Pelagio. Con l’avanzata austriaca del 1917, l’esercito italiano aveva dovuto spostare verso sud i propri campi di volo, e San Pelagio era finito dentro questa mappa per necessità. La famiglia proprietaria, i conti Zaborra, aveva firmato un contratto d’affitto con l’esercito. Da quel momento, una residenza con sette secoli di storia alle spalle era diventata, senza cambiare facciata, qualcosa di completamente diverso.
D’Annunzio a San Pelagio:
D’Annunzio non era un ospite qualsiasi. Era il maggiore della 87ª Squadriglia, e a San Pelagio ci voleva stare: vicino agli aerei, vicino alle linee, vicino a quell’impresa che coltivava nella testa dal 1915. Gli vennero assegnati gli appartamenti al primo piano, e li abitò come abitava qualsiasi spazio: portando il suo mondo con sé. Il letto in legno intagliato, i grandi arazzi nel salotto, i libri, gli arredi della Casetta Rossa sul Canal Grande. Dallo studiolo, un piccolo terrazzino si affacciava direttamente sul campo di volo: da lì guardava decollare e atterrare i suoi aerei. San Pelagio era, per lui, il luogo da cui tutto doveva partire.
L’ossessione per Vienna:
L’idea del volo su Vienna era nata nel 1915, dopo una missione su Trento. D’Annunzio l’aveva annotata su una cartolina con un motto latino: Donec ad metam, fino alla meta. Nei tre anni successivi l’ossessione era cresciuta, alimentata dai bombardamenti austriaci su Venezia, Padova, Treviso. Il progetto originale prevedeva i bombardieri Caproni e diecimila chilogrammi di tritolo. Ragioni tecniche e diplomatiche lo avevano rimandato più volte. Quando finalmente si concretizza, cambia natura: niente bombardamento, niente distruzione. L’ordine di operazione è esplicito: carattere strettamente politico e dimostrativo. Uno SVA 5 viene adattato come biposto per ospitare D’Annunzio seduto davanti, con il tenente Natale Palli ai comandi. La guerra, almeno per un giorno, si trasforma in propaganda.
San Pelagio oggi:
Il Castello di San Pelagio esiste ancora, e le stanze D’Annunziane sono ancora lì, riallestite secondo fonti d’archivio. Il cappotto in pelle appeso nell’armadio, la divisa da generale di divisione aerea, la combinazione di volo del 1917. E il terrazzino da cui guardava decollare i suoi aerei. Oggi il castello ospita il Museo del Volo, che occupa gli spazi della villa e custodisce anche i volantini lanciati su Vienna, esposti nell’ultima sala del percorso. È un luogo che vale la pena visitare non solo per D’Annunzio: la torre medievale dei Carraresi, la facciata settecentesca dei Zaborra e le stanze del poeta-soldato convivono nello stesso edificio senza cancellarsi a vicenda. Tre epoche, tre voci diverse e tutte e tre ancora leggibili.
Informazioni: Il castello di San Pelagio si trova in Via San Pelagio 50 Due Carrare (Padova) ed è visitabile dal 1° marzo al 30 novembre, martedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30, domenica e festivi dalle 10 alle 19. Le stanze dannunziane si visitano con guida inclusa nel biglietto con posti limitati.

