Ci sono storie che appartengono al loro tempo e altre che, quasi misteriosamente, riescono ad attraversarlo. La storia di Carlo Acutis appartiene a questa seconda categoria: quella di un ragazzo nato nel 1981, vissuto appena quindici anni, un adolescente della sua epoca, appassionato di computer, videogiochi, Internet e programmazione, ma anche profondamente legato alla fede. Carlo seppe intrecciare la dimensione spirituale con la quotidianità, arrivando ad utilizzare la tecnologia per diffondere ciò in cui credeva. Tra le sue iniziative più note c’è il progetto dedicato ai Miracoli eucaristici nel mondo, un lavoro di ricerca e catalogazione realizzato attraverso il web. Una testimonianza che, negli anni, ha superato i confini italiani conquistando l’attenzione soprattutto delle nuove generazioni. Canonizzato da Papa Leone XIV, è oggi riconosciuto come il primo santo dell’era digitale: una figura capace di mettere in dialogo fede, tecnologia e contemporaneità. Ed è proprio questo volto di Carlo, prima ancora della santità, a essere raccontato in “CARLO ACUTIS. IL GIOVANE SANTO”, il primo film-evento ufficiale, con contenuti inediti, dedicato alla vita, all’eredità spirituale e al messaggio universale del primo santo dell’era digitale. Diretto da Luca Salmaso è prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e OUR FILMS, A Mediawan Company, con il Patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con la Fondazione Cariplo. Le musiche originali sono state affidate al pianista e compositore Remo Anzovino. Il film, della durata di 85 minuti, arriverà nelle sale italiane dal 15 al 21 ottobre, inaugurando la nuova rassegna cinematografica “I Misteri della Fede” di Nexo Studios, un progetto dedicato all’esplorazione della spiritualità, della relazione tra l’uomo e il divino e del senso profondo dell’esistenza. A vent’anni dalla scomparsa di Carlo, il cinema vuole rendergli omaggio e raccontare la storia di un ragazzo che continua a suscitare emozione e domande, cercando di andare oltre l’immagine ormai conosciuta del giovane santo per restituire il volto di un adolescente, con la sua quotidianità, la sua famiglia, le sue amicizie, il suo senso dell’umorismo, le sue passioni e quella normalità sorprendente che rende ancora più straordinaria la sua vicenda. Carlo Acutis apparteneva a una generazione che aveva già imparato a vivere accanto alla tecnologia. Computer, videogiochi, Internet e programmazione facevano parte del suo mondo e proprio attraverso questi strumenti seppe intuire nuove possibilità per comunicare la propria fede. Il documentario di Luca Salmaso parte da qui: dalla vita concreta, dalle relazioni, dalle esperienze di ogni giorno, per arrivare progressivamente alla dimensione spirituale e al percorso che lo ha condotto alla canonizzazione. Un viaggio nel quale la fede non viene presentata come qualcosa di distante dalla realtà, ma come una scelta capace di attraversare la contemporaneità. Il racconto è reso ancora più prezioso dalla partecipazione dei genitori di Carlo Acutis e dalla presenza di materiali inediti, fotografie, video privati, contenuti esclusivi e immagini della canonizzazione realizzate grazie alle camere di Vatican Media. A raccontare Carlo sono le persone che lo hanno conosciuto e incontrato in momenti diversi della sua breve vita. Ci sono la madre Antonia Salzano Acutis e il padre Andrea Acutis, la nonna Luana Pennino, il domestico Rajesh Mohur, gli amici d’infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli, la maestra di scuola Elisa Tattanelli e Momcilo Jankovic, il medico che lo ha seguito durante gli ultimi giorni della sua vita. Ognuno contribuisce a ricostruire un tassello di quella personalità capace di lasciare un segno profondo proprio perché vissuta con naturalezza, senza separare la fede dalla vita quotidiana. Il film raccoglie inoltre le testimonianze di Valeria Vargas Valverde, la studentessa costaricana protagonista del miracolo legato alla canonizzazione, e di sua madre Liliana; dello studioso di cinema e comunicazione Mons. Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze; del postulatore, giornalista e studioso di spiritualità e di autori mistici Nicola Gori; di Mons. Poma, parroco e confidente di Carlo; di Padre Fábio Vieira, direttore spirituale dell’associazione devoti di San Carlo Acutis in Brasile e sacerdote della diocesi di Corumbá, nel Mato Grosso do Sul, tra i principali promotori della devozione a Carlo in Brasile; della sociologa ed esperta di infanzia e tecnologie digitali Stéphane Chaudron; e di Don Maurizio Corbetta, parroco di Santa Maria Segreta a Milano, la chiesa nella quale Carlo visse la propria esperienza di fede. È attraverso questa pluralità di voci che il documentario cerca di restituire un ritratto il più possibile completo, fatto di ricordi personali, testimonianze, luoghi e immagini, mettendo in dialogo la dimensione privata del ragazzo con quella universale della sua eredità. Ogni anno un milione di pellegrini visita la sua tomba ad Assisi e la sua figura ha ormai superato i confini italiani, dando vita a una rete internazionale di devozione e comunità digitali. Un fenomeno che trova una delle sue immagini più significative proprio nella canonizzazione celebrata il 7 settembre 2025 in Piazza San Pietro da Papa Leone XIV, alla quale hanno assistito ottantamila fedeli. Carlo Acutis è diventato così il giovane santo che più di ogni altro sembra incarnare il rapporto tra fede e contemporaneità, tra spiritualità e tecnologia, tra la dimensione terrena e quella del trascendente. Il viaggio raccontato nel film attraversa Milano, la città della sua vita e della sua esperienza parrocchiale, ma anche Cascia, La Verna, Lanciano, Fatima e Roma, luoghi che non sono semplici scenografie, bensì strumenti narrativi attraverso i quali entrare nel suo mondo spirituale. E Assisi, luogo oggi indissolubilmente legato alla sua memoria e meta di un pellegrinaggio che continua a crescere. La sua storia, infatti, non si è fermata alla sua morte: le sue parole hanno raggiunto persone e comunità in tutto il mondo, superando confini geografici, culturali e religiosi. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del documentario: interrogarsi sul motivo per cui la testimonianza di un ragazzo vissuto tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo millennio continui a parlare così profondamente alle generazioni contemporanee. “CARLO ACUTIS. IL GIOVANE SANTO” affronta temi universali come identità, solitudine, materialismo, tecnologia, speranza e ricerca di senso, proponendo un confronto aperto tra fede e presente. Carlo viene raccontato come un ragazzo immerso nel proprio tempo, un adolescente capace di guardare al mondo con occhi diversi e di scegliere una traiettoria spirituale radicale, orientata verso l’essenziale e l’invisibile. Il risultato è un film che prova a mettere in comunicazione memoria e presente, vita terrena e dimensione spirituale, esperienza personale e fenomeno universale. Un racconto che nasce dalla storia di un singolo ragazzo ma finisce per interrogare tutti su come scegliamo di vivere il nostro tempo, sul rapporto che abbiamo con la tecnologia, sul significato che attribuiamo alle relazioni e sulla necessità, ancora oggi, di cercare qualcosa che vada oltre l’immediato. Questo film è molto più del racconto di una canonizzazione. È il tentativo di tornare al volto di Carlo prima che diventasse un’immagine, alla sua voce prima che diventasse testimonianza, alla sua quotidianità prima che la sua storia assumesse una dimensione universale. Ed è forse proprio qui che risiede la parte più emozionante: nella possibilità di incontrare nuovamente quel ragazzo che amava la tecnologia, giocava ai videogiochi, programmava, scherzava con gli amici, viveva accanto alla sua famiglia e guardava il mondo con curiosità, senza sapere che un giorno milioni di persone avrebbero guardato a lui. Carlo ha avuto soltanto quindici anni per vivere la propria storia, ma continua ancora oggi a vivere nelle persone che arrivano ad Assisi, nelle comunità che ne custodiscono il ricordo, nelle parole condivise attraverso Internet, nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto e negli occhi di chi, davanti a una sua fotografia, si domanda come sia possibile che una vita così breve possa lasciare una traccia tanto lunga. Forse è questa la vera forza della sua eredità: ricordarci che non è la durata di una vita a determinarne il significato, ma la profondità con cui viene vissuta. E quando le luci della sala si riaccenderanno, al termine del viaggio raccontato da Luca Salmaso, ciò che resterà sarà il volto di un ragazzo che ha saputo abitare il proprio tempo senza lasciarsi definire soltanto da esso, riconoscendo nella semplicità dei giorni la presenza di Dio. È questo, forse, ciò che “CARLO ACUTIS. IL GIOVANE SANTO” vuole lasciare allo spettatore: la fede può abitare il quotidiano, dare senso alla vita e insegnarci a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi. Una consapevolezza da portare con sé oltre la sala, nel silenzio dei propri pensieri e nella vita di ogni giorno: l’idea che ogni esistenza può avere un significato più grande di quello che immaginiamo.






