Lo smartphone e i dispositivi digitali sono diventati parte integrante della vita quotidiana di tutti, non solo di bambini e adolescenti. La trasformazione tecnologica in corso ha modificato il modo di comunicare, apprendere, lavorare e costruire relazioni, ponendo nuove domande educative e culturali che coinvolgono l’intera comunità. Se in passato la prevenzione digitale era intesa soprattutto come controllo e divieto, oggi emerge con forza la necessità di un’educazione al digitale capace di coniugare consapevolezza, responsabilità e qualità dell’esperienza online. Non si tratta di opporsi alla tecnologia, ma di comprenderne potenzialità e rischi, promuovendo un uso equilibrato che tuteli il benessere psicologico e relazionale. In questa intervista della giornalista scientifica Marialuisa Roscino, la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association, riflette sull’importanza della prevenzione digitale come percorso educativo condiviso tra genitori, insegnanti e adulti di riferimento, sottolineando come il vero obiettivo non sia ridurre il tempo online in modo indiscriminato, ma trasformarlo in tempo di qualità. Educare al digitale significa offrire ai bambini l’importante consapevolezza di riconoscere non solo i rischi (cyberbullismo, adescamento, dipendenza), ma anche le opportunità di apprendimento e partecipazione, indicandone tuttavia l’importanza del “limite” e della qualità di utilizzo dello smartphone.
Dott.ssa Lucattini, può spiegare cosa riferiscono i dati della letteratura scientifica in merito all’uso e abuso dello smartphone nei bambini e negli adolescenti? L’uso di dispositivi digitali (smartphone, tablet, computer e televisione) sta diventando una parte sempre più consistente delle giornate dei più giovani, con implicazioni per la salute fisica, il benessere psicologico e lo sviluppo emotivo (Cureus, 2025). Dati internazionali indicano che molti bambini trascorrono diverse ore al giorno davanti agli schermi, con variazioni in base all’età e al contesto familiare; l’uso eccessivo è associato a maggiore sedentarietà, disturbi del sonno e sintomi emotivi. Un altro studio pubblicato su Current Opinion in Pediatrics (2025) ha dimostrato un aumento significativo del tempo trascorso davanti agli schermi negli ultimi anni, con adolescenti che riportano tempi di utilizzo elevati, comprese diverse ore dedicate ogni giorno ai social media e ai dispositivi mobili. Questi trend si riflettono anche nei comportamenti osservati nelle popolazioni giovanili italiane: tra le ragazze, la frequenza d’uso è particolarmente elevata e molte riferiscono di trascorrere diverse ore al giorno con lo smartphone come principale mezzo di connessione sociale. Inoltre, osservazioni cliniche indicano che molti adolescenti europei riferiscono di utilizzare lo smartphone anche in contesti come la scuola o durante la notte (Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 2025). Questi dati sottolineano come l’uso quotidiano di smartphone e dispositivi digitali sia ormai diffuso e ben oltre le soglie considerate salutari, sollevando l’importanza di strategie preventive e di regolazione familiare e comunitaria.
Che tipo di rapporto hanno oggi i bambini con lo smartphone? Per i bambini di oggi, veri “nativi digitali”, lo smartphone non è più percepito come una tecnologia complessa, ma quasi come un giocattolo quotidiano. I più piccoli non attribuiscono un significato simbolico al telefono: ne sono attratti perché è luminoso, colorato, intuitivo e presente nel mondo adulto che li circonda. Questo processo fa parte del loro naturale comportamento esplorativo: i bambini manipolano gli oggetti per conoscerne forma, colore, suoni e risposte sensoriali, procedendo per tentativi ed errori. Non sorprende che imparino a sbloccare il dispositivo, scorrere le schermate e raggiungere contenuti visivi o sonori di loro interesse. Alcuni giochi interattivi, progettati per fasce d’età specifiche, possono avere una funzione educativa, stimolando la curiosità e la fantasia, ma il rischio di un uso passivo resta elevato. Non tutti gli usi digitali sono equivalenti: la qualità dell’interazione, la supervisione degli adulti e il contenuto a cui il bambino è esposto influenzano l’impatto di queste tecnologie sullo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo (Child: Care, Health and Development, 2025).
A quale età, secondo Lei, i bambini potrebbero usare lo smartphone? Ogni giocattolo ha un’età consigliata: costruzioni, pupazzetti, puzzle o biciclette riportano indicazioni precise perché lo sviluppo motorio, cognitivo e attentivo cambia rapidamente nei primi anni di vita. I dispositivi elettronici, come gli smartphone, non sono progettati per l’uso infantile e non riportano una precisa età minima: questo può indurre molti genitori a considerarli adatti anche ai più piccoli. In realtà, non sono equivalenti ai giochi pensati per l’infanzia e comportano rischi legati all’esposizione agli schermi, all’accesso a contenuti non adeguati e alla possibile interferenza con attività di esplorazione, gioco attivo e relazioni reali. Lo sviluppo neurologico, comunicativo e sociale dei bambini sotto i cinque anni è ancora in una fase molto precoce e, in questa fascia d’età, l’uso dello smartphone non apporta benefici comprovati. Alcune evidenze scientifiche mostrano che un’esposizione precoce e non regolata può essere associata a ritardi nel linguaggio, attenzione frammentata e riduzione delle interazioni sociali bidirezionali. La tecnologia non deve sostituire le esperienze di apprendimento diretto con l’adulto o con i pari, specialmente nei primi anni di vita, quando la crescita linguistica e relazionale richiede interazioni reali e non mediate dallo schermo.
Crede sia importante sostenere la “prevenzione digitale” anche per gli adolescenti? Gli adolescenti di oggi sono la prima generazione che cresce fin dall’infanzia con lo smartphone come presenza quotidiana nella vita sociale, scolastica e ricreativa. Per molti ragazzi il telefono non è solo un mezzo di comunicazione, ma un’estensione delle relazioni: attraverso messaggi, video, social network e applicazioni interattive costruiscono identità e reti sociali. Ma essere “nati digitali” non garantisce automaticamente una competenza critica. Molti adolescenti utilizzano strumenti digitali senza aver ricevuto un’educazione guidata su come farne un uso consapevole e responsabile. La disponibilità precoce dello smartphone può favorire abitudini impulsive o poco regolamentate, con possibili ripercussioni su sonno, concentrazione e relazioni offline. La competenza digitale richiede educazione, pratica e consapevolezza dei rischi e delle opportunità. Genitori, insegnanti ed educatori devono svolgere un ruolo attivo non solo nel porre limiti, ma nel promuovere pensiero critico, capacità di riconoscere i rischi online e gestione della privacy e delle relazioni digitali (Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace, 2025).
Esiste la possibilità di una reale dipendenza? Può manifestarsi una forma di uso problematico o compulsivo dello smartphone, talvolta legata a difficoltà nella gestione delle emozioni, ansia relazionale o bisogno di rassicurazione immediata. Non sempre si tratta di “dipendenza” in senso clinico, ma di modalità disfunzionali che incidono sulla qualità del sonno, sull’attenzione, sulle relazioni interpersonali, sull’umore e sulla motivazione scolastica. Studi evidenziano correlazioni tra uso intensivo, ansia sociale, FOMO (Fear of Missing Out) e difficoltà di autoregolazione emotiva (Journal of Child Psychotherapy, 2025). Per questo è importante intervenire non solo con regole, ma anche con educazione emotiva e sostegno relazionale.
Quali consigli ai genitori? Lo smartphone non deve diventare un “oggetto calmante”: se utilizzato per sedare pianto, rabbia o noia, rischia di sostituire la funzione emotiva del genitore. Prima viene la relazione, poi lo schermo. È importante stabilire regole chiare, che non rappresentano punizioni ma strumenti evolutivi. Il bambino non dovrebbe essere lasciato solo davanti al digitale: la presenza dell’adulto trasforma lo schermo in esperienza condivisa. Occorre proteggere il sonno e i ritmi quotidiani, offrire alternative concrete come gioco, movimento e creatività, e ricordare che l’esempio dei genitori è la prima forma di educazione digitale. Creare momenti quotidiani senza telefono — piccoli spazi di condivisione e dialogo — significa preservare “territori affettivi” protetti, nei quali la relazione resta centrale.
