C’è una necessità costante di promuovere eventi e convegni, soprattutto con il coinvolgimento delle istituzioni, per riflettere sul perché la violenza contro le donne continui a esistere e su come intervenire in modo concreto per prevenirla e debellarla. Di questo si è discusso al Senato della Repubblica, presso la sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, nel convegno “La violenza sulle donne: dalla consapevolezza all’azione”, promosso dal senatore Luigi Nave e moderato dalla giornalista Sara Manfuso, che ha chiamato a confronto istituzioni, esperti, operatori dell’informazione e soprattutto i giovani, protagonisti di una riflessione necessaria in un incontro che ha messo al centro il cambiamento culturale come unica vera strada per contrastare la violenza di genere. “Per combattere la violenza sulle donne servono manovre giuste, a partire da un cambiamento culturale della nostra comunità” – ha dichiarato il senatore Nave – “ Non siamo ancora capaci di abbracciare pienamente il principio della parità dei sessi. È necessario parlarne di più, soprattutto con i giovani, per scardinare quel filo conduttore che unisce troppe tragedie: l’uomo maltrattante”. Nel cuore dell’incontro, il linguaggio del cinema ha aperto uno spazio di ascolto e consapevolezza con due opere diverse ma unite dalla stessa urgenza di raccontare ciò che spesso resta nascosto. Protagonisti della giornata sono stati proprio i più giovani con “Briciole d’Amore”, realizzato dagli studenti dell’istituto Ferraris–Puccini di Marcianise, un lavoro essenziale e simbolico che ha colpito per la sua forza comunicativa. Ideato e diretto da Giuseppe Scatola, utilizza un linguaggio visivo semplice ma profondamente evocativo: un biscotto diventa metafora delle donne vittime di violenza, schiacciate, spezzate, annullate. Una scelta narrativa che rifiuta l’eccesso e la spettacolarizzazione per affidarsi alla potenza del simbolo. Al centro del messaggio, l’educazione come strumento imprescindibile per scardinare una cultura patriarcale che ancora oggi assegna all’uomo un ruolo di dominio. E proprio ai giovani e’ stato dedicato il video messaggio di Barbara De Rossi, attrice e donna impegnata in campagne di sensibilizzazione su questi temi. A seguire è stato proiettato “Va tutto bene” del regista Domenico Costanzo, una storia ambientata in una famiglia di ceto medio-alto, dove dietro una facciata di benessere si consuma una violenza domestica fatta di manipolazione psicologica e controllo. La frase “Va tutto bene”, nel filmato di Domenico Costanzo, prodotto anche dalla principessa Antonella Betti Mancuso, suona come una risposta automatica, quasi di difesa. È ciò che la maggior parte delle persone dice quando qualcuno chiede “come va”, non perché sia vero, ma perché è più facile che spiegare davvero come si sta. Dietro quelle parole spesso si nascondono stanchezza, dolore, paura o solitudine. È una formula rassicurante per gli altri, ma anche un modo per evitare di guardare in faccia una realtà che, purtroppo, è spesso molto diversa. “ La vittima resta intrappolata in una barriera mentale difficile da abbattere – ha spiegato Costanzo – e spesso l’unica forza per uscirne è l’amore per i figli. Ma servono strumenti concreti per aiutare le donne a spezzare questa prigione invisibile”.
Un concetto ribadito anche dalla produttrice Stefania Tschantret, che ha sottolineato come la violenza non riguardi solo le fasce più fragili: “Molte donne hanno paura di dare voce a sé stesse, indipendentemente dal loro status sociale…” Sul piano dell’analisi, la criminologa Laura Volpini ha evidenziato la trasversalità della violenza domestica: “La cultura è un fattore di prevenzione, ma da sola non basta. Nella violenza si ripetono copioni comportamentali che rendono la vittima sopraffatta e incapace di riconoscere vie di fuga”. Il tema del recupero degli uomini maltrattanti è stato affrontato dalla senatrice Alessandra Maiorino che ha ricordato il percorso di evoluzione normativa e culturale del Paese e l’importanza dei centri per uomini violenti inseriti nella rete dei centri antiviolenza. Commovente la testimonianza della financial manager Sonia Giacometti, che ha raccontato come il cortometraggio del regista Costanzo, anche se è il suo settimo corto istituzionale, è quello che l’ha colpita di più perché è anche un po’ la sua storia personale. La senatrice Sabrina Licheri ha illustrato il suo disegno di legge per garantire alle donne che denunciano una reale tutela legale, eliminando ulteriori barriere economiche e psicologiche. A chiudere il cerchio, le parole della giornalista e presentatrice Tv, Diletta Acanfora, che ha ricordato quanto sia complesso raccontare queste storie senza tradirne la verità: “ La violenza nasce da un problema culturale. Raccontarla è sempre un atto sofferto, ma necessario”. E così il cinema, può diventare uno spazio per riflettere, di riconoscimento e di possibilità. Film come “Briciole d’Amore” e “Va tutto bene” non offrono soluzioni facili, ma pongono domande, rompono il silenzio, mostrano ciò che spesso si preferisce non vedere. Riconoscersi in una storia significa iniziare a prendere coscienza. E la coscienza, quando è condivisa, può trasformarsi in azione. È qui che il cinema smette di essere solo racconto e diventa strumento di cambiamento culturale, capace di indicare esempi, stimolare empatia e aprire strade nuove verso una società più giusta. Sono tante, di ogni età e condizione sociale, le donne che si riconoscono nelle storie di violenza raccontate. Perché la violenza non riguarda solo alcune realtà: può entrare in qualsiasi casa, anche dove tutto sembra normale. Riconoscersi significa smettere di sentirsi sole. E il cinema, quando racconta senza spettacolarizzare, può aiutare a capire, a trovare il coraggio di parlare e a immaginare una via d’uscita.







