In Italia la cultura non vive soltanto nei musei, nelle città d’arte o nei monumenti, ma anche nei gesti quotidiani, nei saperi tramandati e nelle tradizioni legate al cibo. La cucina, le produzioni locali e le pratiche agricole storiche rappresentano infatti una parte fondamentale del patrimonio culturale nazionale, tanto quanto le opere d’arte e i siti storici. In questo quadro si inseriscono i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), espressione diffusa e capillare della memoria collettiva dei territori italiani. Su questa visione si è sviluppato il convegno “La via dei PAT: dall’identità gastronomica allo sviluppo territoriale del Bel Paese”, promosso dall’Associazione Italiana Coltivatori (AIC) e da Penisola Verde – Agriturismi AIC, ospitato nella sede nazionale AIC di Roma. Una iniziativa importante che ha posto al centro il ruolo dei PAT come infrastruttura culturale oltre che economica, in grado di raccontare la storia delle comunità e delle filiere rurali italiane, per contribuire a dare nuova visibilità al percorso di rafforzamento dei PAT, promuovendo una riflessione sulla necessità di garantire maggiore distintività e tutela alle eccellenze enogastronomiche dei coltivatori italiani e riaffermando il ruolo strategico degli agriturismi, dei giovani e delle imprese agricole nello sviluppo territoriale del Paese. Nel corso dell’incontro, che si è svolto nel contesto della Giornata Mondiale della Gastronomia Sostenibile e del percorso parlamentare legato al DDL PAT promosso dalla senatrice Anna Maria Fallucchi, si è evidenziato come la valorizzazione di questi prodotti non riguardi solo l’agricoltura, ma anche la costruzione dell’identità culturale del Paese. I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del Sottosegretario di Stato al MASAF Luigi D’Eramo e del Presidente nazionale AIC Giuseppino Santoianni. A moderare l’ incontro il giornalista e direttore di Economy Sergio Luciano. “Stiamo lavorando per sostenere e rafforzare il settore agricolo attraverso una pianificazione fondata su tre pilastri fondamentali: il potenziamento dei servizi, il miglioramento delle infrastrutture e lo sviluppo di un modello capace di valorizzare il turismo legato alle eccellenze agroalimentari del nostro Paese – afferma il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’ Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Luigi D’Eramo – …In questo contesto, i Prodotti Agroalimentari Tradizionali rappresentano un valore aggiunto straordinario: sono l’espressione più autentica dell’identità italiana, della biodiversità e della ricchezza dei nostri territori. Sono convinto che il confronto e le proposte che emergeranno da questa conferenza potranno offrire un contributo concreto e qualificato al percorso che stiamo portando avanti per rafforzare l’agricoltura italiana e valorizzare sempre di più il nostro patrimonio agroalimentare”.
Un evento importante dove hanno partecipato, portando contributi legati al rapporto tra territorio, impresa e narrazione del cibo. rappresentanti del mondo agricolo, della pesca, della ristorazione, della formazione e dell’innovazione, tra cui Silvia Bernini, presidente di Penisola Verde – Agriturismi AIC e rappresentante del mondo degli agriturismi e del turismo rurale, Natale Amoroso, presidente AIC Pesca e titolare dell’ittiturismo “La Tramontana”, in rappresentanza del settore della pesca e dell’ittiturismo, lo chef Giuseppe Frizzale, fondatore di Cooking Solution, in rappresentanza della ristorazione e della valorizzazione culinaria dei prodotti locali, Raffaele Modica, direttore di Fondo Conoscenza, in rappresentanza del sistema della formazione e dello sviluppo delle competenze, Leoluca Pollara, coordinatore nazionale AIC Giovani e responsabile marketing e vendite dell’azienda agricola Principe di Corleone, in rappresentanza delle nuove generazioni agricole e della comunicazione del Made in Italy, e Anastasia Salzano, CMO di Generazione Terra Srl, in rappresentanza dell’innovazione digitale applicata alla valorizzazione dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. A portare il proprio contributo al convegno anche il Presidente di Fondazione Univerde Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Ambiente, che ha sottolineato il valore strategico dei PAT come patrimonio culturale e identitario, richiamando il primo elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, da lui istituito durante il suo mandato ministeriale, e definendolo un passaggio pionieristico per la tutela della biodiversità, delle tradizioni locali e delle eccellenze agroalimentari italiane.
“Dietro ogni prodotto tradizionale vi sono secoli di storia, lavoro, sacrificio e competenze che meritano di essere preservati… – afferma la Senatrice Anna Maria Fallucchi componente della 9ª Commissione e prima firmataria del DDL PAT- La proposta di legge nasce dalla consapevolezza che questo patrimonio debba essere considerato una risorsa strategica per il Paese perché parliamo di cibo profondamente legato al territorio e alle persone che lo custodiscono. Ricordo il film Sabato, domenica e lunedì di Lina Wertmüller, con Sophia Loren. C’è una scena in cui alcune donne si confrontano dal macellaio: ognuna racconta la propria ricetta, chi mette la cipolla, chi l’aglio, chi sceglie un tipo di carne diverso… Attraverso quel racconto si comprende come ogni piatto sia il riflesso di una famiglia, di una tradizione e persino di una condizione sociale. È proprio questo il significato dei PAT: ricette che cambiano da territorio a territorio, tramandate di generazione in generazione, senza perdere la propria autenticità. E in un mondo che tende sempre più all’omologazione, i PAT rappresentano invece la differenza, l’unicità e l’autenticità. Custodiscono quell’ingrediente segreto che nessuna tecnologia potrà mai sostituire: l’amore. È l’amore che rende una ricetta speciale, che trasforma un piatto in un’emozione e che, al primo assaggio, ci riporta ai sapori dell’infanzia e alle tavole delle nostre famiglie. Il valore dei PAT è triplice: culturale, perché preservano la memoria dei territori; economico, perché generano lavoro e sostengono una filiera di qualità; sociale, perché rafforzano il legame tra comunità, tradizioni e identità. Per questo il marchio previsto dal disegno di legge, pur non essendo obbligatorio, rappresenta un’importante opportunità. Consentirà ai consumatori e ai tanti turisti che visitano l’Italia di riconoscere con immediatezza gli agriturismi e i ristoranti che utilizzano autentici PAT, preparati nel rispetto delle ricette e delle tradizioni che rendono unico il nostro patrimonio gastronomico”. “ L’ Italia custodisce uno dei più importanti patrimoni di biodiversità, cultura e identità alimentare al mondo. Molti di questi prodotti, soprattutto quelli realizzati nelle aree interne e da piccoli produttori, restano ancora poco conosciuti e difficili da individuare – afferma Anastasia Salzano di Generazione Terra – …Da questa esigenza nasce ITALIAPAT, la prima piattaforma digitale interamente dedicata ai PAT, con l’obiettivo di censire, promuovere e rendere facilmente accessibili produttori, imprese e territori che custodiscono le autentiche eccellenze della tradizione italiana. Grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, la piattaforma favorisce l’incontro tra imprese, ristorazione, distributori, istituzioni e consumatori, in Italia e all’estero. ITALIAPAT si inserisce in modo complementare rispetto al disegno di legge della Senatrice Fallucchi, proponendosi come infrastruttura operativa capace di mappare, verificare e mettere in rete i produttori attraverso strumenti digitali e un sistema di certificazione qualificato. L’obiettivo è trasformare la tutela delle tradizioni agroalimentari in un’opportunità concreta di sviluppo per imprese, territori e Made in Italy”.
Nel corso del dibattito è stato ricordato che i PAT sono produzioni tradizionali consolidate da almeno 25 anni, che custodiscono tecniche, saperi e identità locali, sottolineando come, nel 2026, i prodotti censiti dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste abbiano raggiunto quota 5.813 a conferma della straordinaria ricchezza e varietà di questo patrimonio. Ma è anche emerso come i PAT sono ancora poco riconosciuti dal grande pubblico rispetto ad altre certificazioni più consolidate, rendendo necessaria una strategia di valorizzazione più strutturata e continua.
Il Presidente dell’ Associazione Italiana Coltivatori, Giuseppino Santoianni li ha definiti “…un tesoro dell’Italia rurale”, sottolineando anche che sono “…un patrimonio diffuso che racconta il lavoro delle imprese agricole, la biodiversità dei territori, la memoria delle comunità e la capacità del nostro Paese di trasformare tradizione e qualità in valore economico…Parliamo di eccellenze che meritano di essere raccontate e valorizzate. Per questo serve un percorso nazionale capace di renderle più riconoscibili, sostenute e integrate nelle politiche di filiera, nell’agriturismo, nella ristorazione, nel turismo esperienziale e nella promozione del Made in Italy agroalimentare”. Un ruolo centrale è stato attribuito agli agriturismi, intesi come luoghi di incontro tra produzione, cultura e turismo, dove il cibo diventa racconto del territorio. “Gli agriturismi sono presìdi fondamentali dell’identità agricola italiana – sottolinea Silvia Bernini, presidente di Penisola Verde – Agriturismi AIC – Quando un prodotto tradizionale entra nell’offerta agrituristica, non viene semplicemente servito un alimento: viene raccontato un territorio, viene sostenuta una filiera locale, viene resa visibile una comunità agricola. È da qui che può nascere una nuova economia rurale fondata su qualità, cultura e prossimità”.
Tutti concordi nell’affermare che solo i PAT sono capaci di trasformare l’esperienza gastronomica in esperienza culturale. Per questo ampio spazio è stato dedicato anche alle nuove generazioni agricole e alla comunicazione digitale, considerate leve fondamentali per rendere questo patrimonio più accessibile e comprensibile anche a livello internazionale come realizzato da Generazione Terra con il suo ItaliaPAT, che lavora proprio per valorizzare e promuovere questi prodotti attraverso la sua piattaforma integrata che unisce innovazione digitale, narrazione dei territori e strumenti di promozione, con l’obiettivo di rafforzarne la riconoscibilità e trasformarli in un asset culturale ed economico. L’evento si è concluso con un momento di networking tra istituzioni e operatori del settore, a conferma della volontà di costruire una rete stabile tra cultura, agricoltura e sviluppo territoriale. In questa prospettiva, i PAT emergono non solo come prodotti tipici, ma come un patrimonio vivo che unisce passato e futuro per diventare uno dei pilastri della crescita identitaria e sostenibile del Paese. In questa prospettiva, la valorizzazione dei PAT si inserisce in una visione più ampia in cui il cibo è considerato cultura a tutti gli effetti: linguaggio identitario, memoria collettiva e patrimonio immateriale che racconta l’Italia nel mondo. “Il vero rischio non è perdere una ricetta, ma perdere le persone che quella ricetta la coltivano, la trasformano e la tramandano – afferma Leoluca Pollara, coordinatore nazionale AIC Giovani – Per questo la migliore tutela dei PAT passa dalla possibilità per un giovane di restare, fare impresa, innovare e portare nel mondo la tradizione agricola italiana”. L’aperitivo per gli invitati è stato curato dello chef Jacopo Manganello e da Christian Bazzucchi del Salon Box 231 – cucina spontanea e di alta qualità.
Un percorso che trova piena conferma nel riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, a testimonianza di come le tradizioni agroalimentari non siano soltanto produzione o economia, ma una delle espressioni più profonde e vitali della cultura italiana, capace di unire passato, presente e futuro. Il convegno ha così rappresentato un momento di confronto concreto e strategico tra istituzioni, mondo produttivo e nuove generazioni, rafforzando la consapevolezza che la valorizzazione dei PAT è una sfida culturale prima ancora che economica, decisiva per il futuro dei territori e dell’identità italiana.
Il cibo è una delle espressioni più alte della cultura italiana, e sono proprio i PAT che ne custodiscono il valore più autentico e identitario.








