Giordano Sangiorgi, patron del MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti in programma a Feanza, in provincia di Ravenna, dal 3 al 5 ottobre e Presidente di AudioCoop parla a Supercultura. Sul tavolo numerose questioni: dal Festival di Sanremo e le sue controversie (anche legali), al MEI, all’intelligenza artificiale.
Quello di Sangiorgi è uno sguardo che privilegia la bellezza della musica ai numeri.
Giordano Sangiorgi, partiamo dall’attualità. La Rai, dopo che la sentenza del Tar è stata confermata dal Consiglio di Stato, ha fatto pubblicamente intendere che il Festival si può fare anche in un posto diverso da Sanremo. Lei ha seguito la vicenda tra Rai e il Comune? Come la commenta?
È una vicenda di rilievo perché valorizza in qualche modo l’ipotesi della concorrenza che sempre deve esserci: i monopoli portano sempre all’arretratezza. Ciò detto credo che al momento la cosa migliore sia un rafforzamento del rapporto tra Rai e Sanremo per il bene della musica del nostro paese naturalmente apportando tutte quelle migliorie necessarie dal punto di vista strutturale, logistico e organizzativo e dal punto di vista del pluralismo musicale ampliando per gli spazi a disposizione i bandi per poter partecipare ai quali possano candidarsi evincere anche soggetti diversi: pensiamo a Sanremo Giovani, Area Sanremo, Casa Sanremo, Piazza Colombo e i tanti altri spazi dandoli a gestori diversi provenienti da aree culturali e musicali diverse così da portare a Sanremo tutto il 100% della rappresentatività della produzione musicale italiana. Oggi a Sanremo è presente solo una rappresentanza del 25% circa mentre tutto il resto è fuori. Inoltre vanno aumentati gli spazi gratuiti per le proposte musicali e abbassati i prezzi in quella settimana per rendere Sanremo accessibile a tutti anche con partnership di rilievo come si potrebbe fare con noi del MEI per lo scouting dei giovani. Al MEI hanno esordito ben tre artisti che hanno vinto Sanremo come i Maneskin, Ermal Meta e Diodato, siamo quindi una delle piattaforme di scouting più accreditate. Un anno fa siamo stati gli unici a premiare Lucio Corsi quando era ancora sconosciuto al grande pubblico.
Restando in tema Sanremo, la FIMI è intervenuta minacciando un “disimpegno” delle etichette per la prossima edizione del Festival. Qualora questo disimpegno si verificasse, che conseguenze ci sarebbero per il panorama musicale italiano?
Ci sarebbe sicuramente molto più spazio per le produzioni italiane al 100% e molto più spazio per la musica di qualità legata al miglior pop – rock con le sue tantissime band oggi emarginate, alle migliori cantautrici e cantautori emergenti italiani di altissimo livello e un’attenzione maggiori per generi diversi come il folk, che dovrebbe essere parte integrante con alcuni artisti del Festival di Sanremo, il jazz, il blues, l’elettronica e altre proposte oggi emarginate dal mainstream commerciale e dagli algoritmi delle piattaforme digitali che premiano un unico modello di musica che mixa trappopurban purché non duri più di due minuti. Tutto questo spazio in più si riverserebbe poi in maggiore spazio anche nei live in un momento in cui l’overbooking di proposte live degli artisti big sta schiacciando i tour, i festival, i contest e i concerti delle piccole e medie realtà musicali che trovano sempre maggiori difficoltà per esibirsi.
Cambiando argomento, lei è patron del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti). Cosa ci dobbiamo aspettare in questa nuova edizione?
La conferma che esiste una ricerca musicale che punta alla qualità e non ai numeri, che punta alla pace e non alle guerre, che rappresenta oltre l’80% delle produzioni musicali italiane che vanno da quelle per i giovanissimi a quelle per il pubblico over ma che mantiene integra una sua coerenza indipendente. I premi a Eugenio Finardi e Antonella Ruggiero vanno in quella direzione, di artisti che seppur in modo diverso hanno scelto una strada indipendente, certamente meno remunerativa, ma certamente più piena di arte e libertà e piena di soddisfazioni per la qualità delle proposte fatte, cosi come i premi ad Anna Castiglia e ai Punkcake e la presenza di Giulia Mei già premiata al Mei cinque anni fa rappresentano un’indicazione di produzioni che nascono dal circuito indipendente di grandissima qualità e crescite piano piano dalla gavetta dei piccoli palchi mentre il premio ai 20 anni di carriera dei Folkstone rappresenta proprio come da soli, autoproducendosi e dal basso, facendo un genere il folk rock tra i più importanti in Italia me tenuto ai margini nonostante sia centrale per la musica del nostro paese, si possa arrivare piano piano al grande pubblico di qualità come sta accadendo loro in questo straordinario tour dei vent’anni di carriera.
Si sente parlare molto di intelligenza artificiale. In campo musicale l’intelligenza artificiale la spaventa?
Ogni innovazione tecnologica è benvenuta: si tratta di vedere come sarà utilizzata. Purtroppo c’è già chi pensa per fare i soldi di fare musica, cinema e letteratura letteralmente solo con l’intelligenza artificiale risparmiando cosi sui costi, cancellando il lavoro di migliaia e migliaia di artisti, tecnici e operatori. Serve una urgentissima legge dell’Unione Europea che vieti e sanzioni tutto questo scenario terribile. Dall’altro può essere un compagno utile per supportare la creatività umana e se non supererà mai oltre il 50% della creazione di un’opera realizzata sempre e comunque dall’uomo.
C’è un messaggio che vuole lanciare al mondo della musica?
Non credo di essere cosi importante da poter svolgere il ruolo di lanciare messaggi. Penso che però dal MEI possa partire come sempre un segnale importante: quello che oggi più di ieri è importante valorizzare ancora di più la comunità musicale fisica capace di incontrarsi e creare nuove produzioni realizzate con musicisti e con tutta la filiera del settore senza scorciatoie proseguendo a chiedere a gran voce che i palchi siano a disposizione di chi suona ed ha nuove idee da proporre. Una roba normale che oggi diventa rivoluzionaria, in un periodo in cui la musica viene sempre più proposta come musica da intrattenimento, copia e incolla tutta uguale, facile e breve, da cantare tutti in coro come in un grande karaoke perenne da riprendere continuamente con l’iphone per fare i selfie. Tutta roba che con la musica non c’entra quasi nulla. Tutto il resto infatti lo trovate al MEI dal 3 al 5 ottobre: vi aspettiamo!