Roma – Da anni la Fondazione Artemisia ETS è un punto di riferimento importante nella tutela delle vittime di violenza, grazie a progetti di prevenzione, ascolto e supporto dedicati alle donne. La sua missione è trasformare il dolore in consapevolezza e la testimonianza in rinascita e, proprio in questa visione, nasce “La Voce delle Ferite”, una giornata pensata per dare spazio alle storie, al coraggio e alla ricostruzione. Il 18 novembre, l’Aula Magna dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi in Roma, ha ospitato la conferenza stampa su questa iniziativa, organizzata in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre. Un incontro importante che ha riunito istituzioni, magistrati, medici, forze dell’ordine, personalità del mondo dello spettacolo e testimoni portavoce delle proprie esperienze. La Presidente della Fondazione, Mariastella Giorlandino, donna di solida autorevolezza, determinata e di rara sensibilità, capace di trasformare la sua visione in impegno concreto nel sostenere e proteggere le donne, ha aperto la giornata sottolineando l’urgenza di un impegno costruttivo e realmente efficace: “Questa iniziativa vuole lanciare un messaggio chiaro e forte. Dobbiamo intervenire subito: monitorare, curare, prevenire. E raggiungere i giovani con la massima rapidità.” Nel corso della conferenza è stato presentato anche il progetto di “cura e rinascita”, che offre trattamenti chirurgici gratuiti e innovativi alle donne vittime di violenza, sviluppato in continuità con il Protocollo d’Intesa firmato con la Polizia di Stato per assicurare interventi rapidi attraverso il collegamento diretto con il numero verde della Fondazione. Numerose le figure istituzionali e professionali presenti: Roberta Angelilli, Vicepresidente della Regione Lazio; Simona Renata Baldassarre, Assessore alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche Giovanili e Famiglia della Regione Lazio; Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma; Giuseppe Cricenti, Giudice della Corte di Cassazione; Fernanda Fraioli, Presidente di Sezione della Corte dei Conti di Torino; Giulia Martucci, Vice Dirigente del Centro C.O.S.C. Lazio; Melania Verrucci, Ispettore del Centro C.O.S.C. Lazio; Dott. Gualtiero Tramonti, Specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva; Paola Zanoni, giornalista. La Vice Questore della Polizia di Stato, Giulia Martucci, ha evidenziato come oggi la violenza si manifesti anche attraverso un uso distorto dei social, strumenti utilizzati per umiliare e controllare le vittime: “È stato fatto molto, ma dobbiamo intervenire anche sugli autori che sono sempre più spesso troppo giovani…” A seguire la testimonianza di Valentina Pitzalis e quella di Daniela Bertoneri, madre di Michelle Causo, la ragazza uccisa brutalmente da un coetaneo. Michelle fu aggredita e lasciata morire mentre il suo aggressore, ancora minorenne, attendeva che la tragedia si consumasse. «È fondamentale parlare sempre di prevenzione. Purtroppo molti ragazzi che compiono atti violenti sono giovanissimi, e ci si chiede come possa esistere tanta violenza. Il lavoro più grande deve essere fatto dalle istituzioni, perché spesso gli assassini non pagano davvero per quello che hanno fatto. Il ragazzo che ha ucciso mia figlia Michelle continua a minacciare me e i nostri amici quasi ogni giorno, collegandosi al cellulare, e lo Stato gli permette ancora di avere voce. Lui è orgoglioso e dichiara di voler uccidere ancora. È una drammaticità che sembra infinita. Ha aspettato 40 minuti che mia figlia morisse. Sono ormai due anni che si trova in un carcere minorile da maggiorenne. Se le leggi fossero più severe, forse ci penserebbero due volte prima di compiere questi gesti. C’è anche un complice, che poi si è tirato indietro ed è pentito. Dobbiamo batterci affinché non ci siano più vittime. Non una donna di meno, ma una di più.». Dopo questa testimonianza, ascoltata con grande commozione, gli artisti presenti hanno preso la parola, profondamente toccati dalla testimonianza della madre di Michelle. Hanno portato un messaggio di vicinanza e solidarietà, ricordando quanto sia urgente dare voce alle vittime e trasformare il dolore in speranza e impegno concreto. L’ attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta, da sempre impegnata nella difesa delle donne, ha sottolineato quanto sia fondamentale dare spazio alle storie delle vittime perché diventino un appello collettivo al cambiamento. Pamela D’Amico, cantautrice, attrice e conduttrice radio Rai, consiglia alle donne di non sentirsi sole, di fidarsi degli amici veri, di non sottovalutare il controllo sociale, di quartiere, perché a volte possono fare anche più delle istituzioni e tante storie lo raccontano. Accanto a lei, Laura Freddi “… per colpa dei cellulari abbiamo oggi più amicizie virtuali che reali, i giovani si concentrano più su queste, la vita reale invece ci racconta che dobbiamo aiutare il prossimo… dovremmo tornare tutti all’empatia, alle emozioni, al sentimento che riguarda la vita reale…”. Accanto Tiziana Foschi, Pino Insegno, Roberto Ciufoli, Simona Izzo che ha ricordato il massacro del Circeo e di quanto sia stata segnata da una storia in cui il carnefice portava il suo stesso cognome. Tutti loro hanno donato la loro voce per ricordare che raccontare significa proteggere e che il mondo dell’arte può trasformarsi in una cassa di risonanza per chi non ha più la forza di parlare ed hanno rappresentato un abbraccio simbolico, un gesto di responsabilità collettiva. L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Regione Lazio e dell’ OMCeO. Il sostegno è di ADR, Copag Spa e Trade Art 2000 Spa, e con l’ospitalità dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi. L’evento si è chiuso volutamente con gli interventi di due giovani virtuosi e autentici: Arcangelo Catuogno, studente dell’ultimo anno di liceo classico, e Pierpaolo Tudisco, Direttore dell’Associazione Andrea Tudisco, impegnata nel sostegno ai bambini affetti da gravi patologie e alle loro famiglie. Con sensibilità e immediatezza hanno saputo segnalare gli obiettivi verso cui tutti dovrebbero impegnarsi, cogliere le condizioni di maggiore fragilità e spiegare con spontaneità quale metodo sarebbe opportuno adottare: l’ascolto, la solidarietà e l’impegno concreto. La loro voce ha rappresentato un esempio per i coetanei e per l’intera collettività, indicando la strada di una società più giusta, consapevole e capace di rifiutare ogni forma di violenza. In un momento storico in cui la violenza continua a colpire e spesso a togliere voce alle donne, “La Voce delle Ferite” ricorda che il cambiamento è possibile solo se ciascuno, istituzioni e cittadini, sceglie di non restare indifferente. È un invito a riconoscere il dolore, trasformarlo in forza e garantire che ogni ferita possa diventare un punto di ripartenza. Perché la rinascita non sia un percorso solitario, ma un cammino condiviso. E questa giornata, in avvicinamento al 25 novembre, invita tutti a riflettere sull’urgenza di prevenire la violenza, proteggere le donne e promuovere una cultura del rispetto. È un appello a non restare indifferenti, a intervenire prima che sia troppo tardi e a ricordare che ogni gesto di ascolto, attenzione e solidarietà può davvero fare la differenza.
















