Negli ultimi anni, Eduscopio, il portale della Fondazione Agnelli che confronta le scuole italiane sulla base di indicatori statistici, è diventato un punto di riferimento per famiglie e studenti nella scelta degli istituti superiori. Tuttavia, questa classifica basata principalmente sui risultati universitari e lavorativi degli ex studenti solleva interrogativi importanti: davvero possiamo ridurre una scuola, un’esperienza educativa e la crescita personale degli studenti a una questione di numeri e percentuali?
Eduscopio si fonda su dati oggettivi, come la media dei voti universitari o la percentuale di occupazione lavorativa dopo il diploma. Sebbene questi dati possano fornire indicazioni utili, rappresentano solo una parte del quadro complessivo. Una scuola non è (o, meglio, non dovrebbe essere) solo il trampolino di lancio verso l’università o il mondo del lavoro, ma anche un luogo di crescita personale, di confronto e di costruzione dell’identità. Ridurre l’efficacia di un’istituzione scolastica a numeri significa trascurare l’importanza di aspetti fondamentali come il benessere degli studenti, il clima scolastico, la qualità delle relazioni con i docenti e lo sviluppo di competenze trasversali.
C’è poi da considerare il fatto che ogni studente ha un percorso unico, influenzato da interessi personali, contesto familiare e socio-economico e ambizioni future. Valutare una scuola sulla base dei risultati accademici di alcuni ex studenti significa ignorare questa diversità. Non tutti aspirano a frequentare l’università o ad inserirsi immediatamente nel mercato del lavoro: ci sono percorsi professionali, creativi e personali che sfuggono alle metriche di Eduscopio. Una buona scuola dovrebbe supportare tutti i tipi di talento, non solo quelli che si riflettono in voti alti o contratti di lavoro a tempo indeterminato.
Quindi, cara o caro dirigente che ti stai crogiolando del bel risultato in classifica del tuo istituto, sappi che le classifiche di Eduscopio creano una competizione spesso malsana tra scuole, spingendole a concentrarsi sugli aspetti misurabili piuttosto che sul benessere globale degli studenti. In molti casi, i dirigenti scolastici e i docenti sentono la pressione di “performare” per ottenere un buon posizionamento, a scapito di un’educazione olistica e inclusiva. Inoltre, questa mentalità si riflette sugli studenti, che rischiano di essere considerati semplici numeri utili per migliorare le statistiche, anziché persone con bisogni educativi complessi e aspirazioni diverse.
L’istruzione non è una gara. L’obiettivo principale della scuola dovrebbe essere quello di formare cittadini consapevoli, critici e responsabili, non solo individui “produttivi” secondo i parametri economici. Per valutare una scuola, dovremmo porci domande diverse orientate sullo stimolo della creatività e del pensiero critico e sul supporto agli studenti fragili.
Questi aspetti non sono quantificabili, ma sono cruciali per il benessere e il successo a lungo termine degli studenti.
Eduscopio, con il suo approccio numerico, rischia di impoverire la visione della scuola e dell’educazione, riducendole a meri indicatori statistici. Gli studenti non sono numeri e nemmeno lo sono le scuole. È tempo di spostare l’attenzione dalle classifiche al valore umano e sociale dell’educazione, per costruire un sistema scolastico che metta al centro le persone, non le statistiche.