La tragedia di Senigallia che ha visto un ragazzo di 15 anni, vittima di bullismo, togliersi la vita non può passare in sordina.
Mentre è stato aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per istigazione al suicidio il dirigente scolastico dell’istituto Panzini Alessandro Impoco ha dichiarato di non essere a conoscenza di episodi di bullismo, affermando che “in classe nessuno ha visto nulla”. Tuttavia, queste parole non trovano riscontro nelle dichiarazioni di chi conosceva la vittima. Gli amici e i genitori dello studente confermano un quadro diverso, descritto come una spirale di sofferenza quotidiana dovuta a gravi episodi di bullismo che ha purtroppo trovato il suo tragico epilogo.
Mirko Cazzato (Mabasta): “Abbiamo fallito come società”
Mirko Cazzato, team leader del Movimento antibullismo “MaBasta” (Movimento Antibullismo Animato da STudenti Adolescenti), ha commentato a Supercultura con parole dure e toccanti la vicenda, evidenziando le responsabilità collettive che emergono da tragedie come questa. “Un caso estremo,” ha affermato Cazzato, “Abbiamo fallito tutti quanti come società perché non ci siamo accorti che un ragazzo stava soffrendo. Non è possibile nel 2024 che i ragazzi siano lasciati soli”. Un monito che fa riflettere sulla necessità di una maggiore attenzione da parte di tutti: scuola, famiglie e comunità.
“Possiamo parlare tanto di bullismo”, ha continuato Cazzato, “ma fino a quando queste rimarranno solo parole, questo caso non sarà né il primo né l’ultimo”.
L’importanza di non voltarsi dall’altra parte
“Dobbiamo unire le forze per riuscire a contrastare una piaga del genere,” ha aggiunto Cazzato, “e smettere di pensare che il bullismo non ci tocca”, afferma richiamando alla responsabilità condivisa di fronte a episodi come quello avvenuto a Senigallia, dove il silenzio e l’indifferenza possono diventare complici di una tragedia annunciata.
“Ammettere che ci sono casi di bullismo non è facile”
Le parole del preside? “Ammettere che nella propria scuola ci sia un caso di bullismo non è facile”, dice Cazzato. Secondo lui la vera grandezza di una scuola risiede nella capacità di affrontare e risolvere queste situazioni: “Dovrebbe cominciare a passare l’idea che se in una scuola c’è un caso di bullismo che però viene risolto, quella è una scuola con la ‘S’ maiuscola”.
Una società in crisi: “Sta diventando un gioco uccidere”
La denuncia di Cazzato si allarga ad un’analisi più ampia del contesto sociale in cui i giovani vivono oggi. “Ad oggi sta sembrando un gioco uccidere” ha dichiarato, facendo riferimento ai crescenti casi di violenza tra i ragazzi citando (seppur non direttamente) il caso di Manuel Mastrapasqua, 31enne ucciso a Rozzano, nel Milanese nella notte tra il 10 e l’11 ottobre per delle cuffie wireless da 20 euro.
L’amicizia come contrasto al bullismo
Di cosa ha bisogno una vittima di bullismo? “Di amici”, risponde Cazzato. Un risposta semplice, la sua, ma che fa riflettere: effettivamente una rete di sostegno emotivo può rappresentare una vera ancora di salvezza per i giovani che vivono situazioni di isolamento e maltrattamenti.
Guardando al futuro, Cazzato ha indicato l’obiettivo primario del Movimento: “Raggiungere in Italia le zone che non abbiamo ancora raggiunto”, continuando il lavoro di sensibilizzazione e prevenzione in tutto il territorio nazionale.
“Parlare, alzare polveroni”
Ma allora come arginare il fenomeno del bullismo? Per Cazzato occorre “Parlare, alzare polveroni, alzare caos”. Solo così, facendo rumore e portando alla luce queste situazioni, si può sperare di evitare che altri giovani seguano il tragico percorso del ragazzo di Senigallia.
La morte di questo ragazzo non deve essere solo un’altra triste notizia, ma un grido d’allarme che non possiamo più ignorare. Il bullismo è una realtà che esiste e che, se non affrontata con decisione, continuerà a mietere vittime innocenti. La società, la scuola e le famiglie devono unirsi per fermare questa piaga, perché ogni vita persa è un fallimento collettivo.