Buongiorno o buona sera, eccoci alla quinta fermata del nostro viaggio nella storia del teatro, dove incontriamo Menandro.
- CHI E’ MENANDRO
Menandro nacque nel 342 a.C. circa, ad Atene. Figlio di una famiglia ricca e nobile, ha ricevuto un’educazione raffinata e indirizzata verso la filosofia.
Leggendo varie fonti, tutte riportano il fatto che sia rimasto legato tutta la vita ad una sola donna, il che mi fa pensare che non fosse molto frequente all’epoca.
Non partecipò alla vita politica, al contrario si circondò di maestri e poi amicizie legate al mondo della filosofia. Di lui si dice che avesse solo due grandi passioni: il teatro e le donne.
Gli antichi conoscevano di lui circa 105 commedie, ma fino alla metà del 1800 gli scritti giunti fino a noi erano pochissimi, avevamo solo dei frammenti di varie opere.
Un importantissimo ritrovamento del 1957 ci ha regalato per intero una commedia (titolo tradotto come Il Misantropo o Il Selvatico o ancora Il Bisbetico) e ad oggi abbiamo anche quattro commedie incomplete, ma rappresentate da frammenti abbastanza consistenti da poterne seguire lo sviluppo quasi per intero: La ragazza tosata, La donna di Samo, L’uomo di Sicione, L’odiato, Lo scudo e I contendenti.
È morto nel 292 a.C. ad Atene, a soli 50 anni, secondo la tradizione annegato mentre nuotava.
- FACCIAMONE UN PICCOLO RIASSUNTO
Le trame sono intrecciatissime, ed è stato difficile per me capirle solo leggendone le traduzioni, provo quindi a riassumere “La donna tosata” che è conservata in cinque papiri e datata dopo il 314.
Moschione ama Glicera, la abbraccia e Polemone (di cui le è concubina) le fa tagliare i capelli, convinto che lo tradisca. In realtà Moschione e Glicera sono fratelli, salvati da una vecchia che li fa adottare, rivelandole solo dopo la verità. Glicera, andata via, si rifugia da Mirrine e le rivela ogni cosa. Polemone, pentito, manda il servo per avere notizie di lei, arrabbiandosi ancora di più quando viene a sapere che lei abita con Moschione. Viene calmato da Pateco, un vicino di casa, che si scopre essere il padre di Moschione e Glicera. Tutto finisce bene, in quanto Glicera e Polemone si sposano.
Recita il prologo la divinità dell’ignoranza, che anticipa anche la conclusione (ignoranza poiché i due ignorano di essere fratelli e tutto lasciava presagire che si sarebbero messi insieme). Il lieto fine è quindi la scoperta che evita questo errore.
- PER COSA VA RICORDATO MENANDRO
Legato al cambiamento della vita di Atene in quegli anni, (Atene non aveva più autonomia politica, era una città in cui si cercava di sopravvivere, l’interesse non era più politico ma economico) nelle sue commedie Menandro riflette un mondo nuovo rispetto ad Aristofane: le opere non hanno più uno sfondo politico ma la commedia menandrea sviluppa vicende private, diremmo oggi “borghesi”, con l’immancabile lieto fine. Non c’è più il cittadino che partecipa alla vita politica: protagonista delle sue commedie è un uomo reale, con le sue peripezie e i suoi sentimenti.
Nasce l’interesse per la vita privata, del singolo. Le vicende riguardano esclusivamente l’ambito familiare: incomprensioni ed equivoci tra moglie e marito, amante e marito, padri e figli.
Menandro si concentra sulla cura della caratterizzazione dei personaggi, che sono sempre in evoluzione rispetto allo svolgersi della trama, cambiando sotto gli occhi dello spettatore.
Per fare in modo che l’uomo possa identificarsi con il personaggio, Menandro presenta personaggi che potrebbero essere gli spettatori stessi, mettendo in scena eventi credibili che possono realmente accadere, in modo che il pubblico possa trarre conforto dal risultato positivo.
Usa un linguaggio medio, né aulico, né quello di Aristofane, troppo volgare. Aristofane mescolava la lingua a seconda dei personaggi. Menandro adotta uno stile medio, un po’ elegante, né troppo alto né troppo basso, che però si priva della possibilità di suscitare la risata. Infatti il successo vero di Menandro non gli fu attribuito dai suoi contemporanei ma con la ripresa delle sue opere da Terenzio.
Ci tengo a precisare che l’eredità lasciata da Menandro ha avuto influssi diretti sia sui successori romani ma anche fin dopo il medioevo e fornì spunti al teatro comico del rinascimento e influenze nella letteratura italiana.
Cambiamenti imputabili a Menandro sono la mancanza di un messaggio (che prima era una delle funzioni del coro che lo dicevano parlando direttamente con il pubblico, lui se lo vuole far arrivare, usa la commedia stessa); e la divisione in 5 atti, che diventerà una divisione canonica dopo di lui.
L’azione si svolge in una sola giornata, il numero di attori rimane fisso a tre ma il coro è relegato ad una funzione accessoria, cioè agli intermezzi musicali per dividere atti o scene.
Una cosa interessante è che sulle commedie di Menandro i critici si dividono:
da un lato c’è chi sostiene che le sue erano commedie per puro e solo divertimento del pubblico,
dall’altro c’è chi le vede come messaggere di speranza: I conflitti tra gli individui si ricompongono non solo perché la sorte ha portato a una soluzione positiva, ma perché la comprensione umana ha saputo smussare le difficoltà e chiarire i malintesi.
Le crisi matrimoniali si risolvono, i conflitti tra padri e figli si appianano perché, al di là delle intemperanze e delle passioni, c’è, nel cuore dell’uomo, un fondo naturale di bontà.
Anche figure odiose sono rivalutate in una luce migliore. Anche il personaggio più negativo, caratterizzato da avarizia e opportunismo, viene beffato e ridicolizzato e non trae alcun vantaggio dal suo carattere.
Per Menandro un valore importante è la solidarietà fra gli uomini, accumunati dagli stessi difetti e quindi propensi ad aiutarsi.
- E per finire, vi lascio con due frasi celebri di Menandro:
“Che bella cosa è l’uomo, se è veramente un uomo.”
“Per il corpo ammalato occorre il medico, per l’anima, l’amico”
Grazie per avermi ascoltato e come scrisse Manzoni: è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.
Ci vediamo alla prossima fermata!