Buongiorno o buona sera, eccoci alla quarta fermata del nostro viaggio nella storia del teatro, dove incontriamo Aristofane.
- CHI E’ ARISTOFANE
Aristofane è nato ad Atene attorno al 445 a.C., la data è incerta come tutte le informazioni attorno alla sua vita sono poche e incerte. Si sa che ebbe tre figli, commediografi anch’essi.
Aristofane è il massimo rappresentante della commedia antica, (i primi tre personaggi che abbiamo incontrato erano tragediografi) e il solo di cui siano sopravvissute commedie intere.
Altra informazione che abbiamo è che per la rappresentazione delle prime sue due opere non fu corodidàscalo (cioè regista) a causa della sua giovane età, ma le presentò con un prestanome. In questi primi anni, il maggior bersaglio della sua satira fu il politico Cleòne e ben presto finì con l’essere citato in tribunale con l’accusa di diffamazione.
Curiosa è anche la sua critica verso i suoi predecessori Eschilo, Sofocle e Euripide, che coinvolge in alcune sue commedie.
Si dice che la biblioteca di Alessandria avesse 44 commedie di Aristofane, di cui solo 11 sono giunte a noi intere: Gli Acarnesi, i Cavalieri (con cui vinse il primo premio), le Nuvole, le Vespe, la Pace, gli Uccelli, la Lisistrata, le Tesmoforiazuse , le Rane (cui vince nuovamente il primo premio), Le donne a parlamento , Pluto.
Quando muore? Cercando tra varie fonti mi sono imbattuta in tante date diverse 388 – 385 – 380 a.C. (chissà).
- RIASSUMIAMO DI UN’OPERA
Ho deciso di raccontare un’opera alla quale avrei davvero voluto assistere, Le donne dell’assemblea popolare.
È stata rappresentata nel 392 a.C. quindi verso la fine della sua vita e racconta di un mondo in cui un gruppo di donne, guidate da Prassagora, si travestono da uomini per partecipare all’assemblea ateniese. Nei loro discorsi incorrono però in buffe e prevedibili gaffes. Prassagora, riepilogando la triste situazione della città, avanza la proposta di investire in un governo di donne, in quanto ciò non era mai stato provato. Ci riescono e una volta al potere le donne deliberano che tutti i possedimenti e il denaro vengano messi in comune per essere amministrati saggiamente da loro. Anche nei rapporti sessuali le donne potranno decidere di andare a letto e fare figli con chiunque vogliano. Questa promiscuità richiede tuttavia un correttivo per evitare che vengano favorite le persone di aspetto migliore. Così i brutti, sia tra gli uomini che tra le donne, avranno la precedenza nella scelta. Nella conclusione si vedono in scena una vecchia e una ragazza litigare per l’amore di un giovane che ha appuntamento con la ragazza, mentre la legge lo costringe a dare la precedenza all’anziana. In qualche modo la ragazza riesce ad avere la meglio, ma subito spuntano altre megere rivendicando il loro diritto, con disperazione del giovane.
- PER COSA VA RICORDATO ARISTOFANE
La satira di Aristofane ha spesso contenuto politico, si scaglia soprattutto contro Cleone e Iperbolo e più in generale contro il partito dei guerrafondai. Accanto alla critica politica vi è la satira letteraria, diretta soprattutto contro Euripide, accusato di avere avvilito la tragedia in confronto alla dignità artistica e alla solennità religiosa di Eschilo.
Le opere di Aristofane sono affascinanti per la genialità della fantasia comica che in sé assume e fonde gli elementi più disparati: battute incalzanti, inaspettate, alcune delle quali, diremmo oggi, surrealistiche e anche allusioni scurrili. Inoltre usa insulti e travestimenti, regalandoci così uno degli esempi più grandi di libertà di parola.
L’inesauribile forza comica di Aristofane, a volte è grossolana fino all’oscenità, ma sa esprimersi anche con un’ironia allusiva e sottile. Aristofane insomma ride e fa ridere di tutto e di tutti, delle cose umane fino a quelle divine, con una sorprendente schiettezza che non conosce scrupoli, mirando unicamente al divertimento degli spettatori.
I protagonisti sono uomini comuni, tratti dal tumultuoso mondo della polis ateniese, ridotti a grottesche e comiche marionette, sono rappresentativi della mediocrità che Aristofane vede: i generali guerrafondai, i filosofi amanti di ragionamenti astrusi, gli artisti in cerca di novità spregiudicate e il popolo sciocco, sempre illuso e sempre beffato.
Egli ridicolizza la realtà attuale proprio perché ha nostalgia del passato e dei valori tradizionali.
Le produzioni di Aristofane cambiano con il cambiare dei tempi e della situazione politica e civile che si viveva ad Atene. Infatti gli studiosi dividono il suo percorso in tre fasi: la prima con una forte componente satirico politica, nella seconda prevalgono temi fantastici e assolutamente utopistici se confrontati con le opere scritte in origine in tema di realismo e nella terza si rileva una totale rinuncia all’impegno civile, ripiegando su soluzioni comiche totalmente utopiche e svincolate da qualsiasi aggancio con la realtà contemporanea.
- E per finire, vi lascio con due frasi celebri di Aristofane:
“Voce orrenda, alito cattivo e modi volgari – le caratteristiche di un politicopopolare.”
“Anche se mi convincerai, non mi convincerai”
Grazie per avermi ascoltato e come scrisse Manzoni: è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.
Ci vediamo alla prossima fermata!