Nel 1997 Luciano Ligabue cantava “Tra palco e realtà”, secondo estratto dall’album live “Su e giù da un palco”. Il “Liga” aveva capito tutto. La vita, in particolar modo quella dei personaggi pubblici, è un alternarsi di momenti di puro spettacolo e momenti di pura realtà.
Prima ancora di Ligabue un concetto similare era stato espresso da Pirandello. Lo scrittore e drammaturgo nato nel 1867 e premio Nobel nel 1934 parlava di “maschere”. Ognuno di noi, secondo Pirandello, indossa una maschera, non fisica, ma metaforica.
Insomma, è tutto un apparire, una questione di immagine, la realtà che si cela dietro la maschera è ben diversa.
Lo sa bene Leonardo Maini Barbieri, il tiktoker da centinaia di migliaia di follower che sui social ostenta con classe ed eleganza la sua nobiltà e la sua ricchezza.
Lui, in realtà, si fa chiamare Leonardo Glauco Teodorico Ascanio Guidobaldo Filiberto Angelo Maria Gustavo Amedeo Maini Barbieri, ma questo poco importa.
Il suo caso è stato di recente portato alla ribalta mediatica nazionale da un servizio delle Iene in cui l’inviato Stefano Corti insieme a Giacomo Attanà (tiktoker che da tempo è impegnato in una battaglia social per smascherare Maini Barbieri) mettono alle strette il “nobile” facendogli confessare innanzitutto che nobile non è. “Mi sono autoincoronato come ha fatto Napoleone”, ha dichiarato.
Il titolo nobiliare non è l’unica cosa falsa. Ad esempio, i bracciali con il tag a Cartier sono veri? Macché, “è gioielleria”. Perché allora era taggato Cartier? “In quelle foto avevo di fianco il negozio di Cartier”. E sulla faccenda delle due commesse di Hermes da lui fatte licenziare ammette di aver “romanzato” il tutto. “Ho ingigantito un po’ la cosa. Non ho fatto licenziare nessuno”.
Ma, oggettivamente, a chi, come me, non ha TikTok questa vicenda perché dovrebbe interessare? Beh, in realtà questo servizio del programma di Italia 1 impone una riflessione, a partire da una delle ultime dichiarazioni di Barbieri: “La gente non mi segue perché indosso cose firmate o meno o perché sono o meno un nobile. Le persone mi seguono perché sono un personaggio”.
La verità è che Leonardo (lasciatemi per una volta chiamare un ragazzo di 23 anni per nome) ha capito tutto e stupido non è. Oggi conta molto più l’apparire dell’essere. È vero quello che lui da sempre sostiene, ovvero che “L’abito non fa il Monaco, ma per andare a Monaco l’abito serve”. Per forza, perché sennò non sei nessuno, o peggio, vieni mal considerato.
Ma perché abbiamo bisogno di una maschera oggi? Insomma, ne è passato di tempo dall’epoca di Pirandello, o no? Evidentemente ne è passato, ma col passare degli anni il mondo divenuto sempre più social si basa maggiormente sull’apparenza, poco importa se come appari non è come sei.
La domanda, però, rimane. Per quanto ancora saremo condannati a vivere tra social e realtà? La risposta non dipende solo dai content creator, ma soprattutto dai fruitori dei social che sulle piattaforme hanno la possibilità di seguire o meno determinate persone e, soprattutto, sono ancora in tempo per alzare lo sguardo e guardare l’altro negli occhi. Gli occhi, a differenza di alcuni profili TikTok, non mentono.